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A tavola nel Risorgimento. L’Album

A tavola nel Risorgimento. L’Album

Brossura editoriale, formato 21x24 cm, pagine 128 con numerose immagini
ISBN 978-88-8068-527-2
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Recensioni

  • piemonteoggi.it
    Dalla mostra al Castello del Roccolo alla promozione turistica del territorio

    La recensione originale sui seguenti portali:
    piemonteoggi.it
    albain.com
    grandain.com
    targatocn.it

     

    Busca Quale occasione migliore per coniugare arte ed enogastronomia, se non la mostra di Elma Schena e Adriano Ravera “A tavola nel Risorgimento”, in corso al Castello del Roccolo di Busca? Partendo da questo fortunato binomio, già collaudato al Filatoio di Caraglio con la mostra “Bestie”, l’associazione culturale Marcovaldo propone due offerte speciali per gruppi (usufruibili tutti i giorni della settimana) pensate per dare un valore aggiunto, in termini di promozione turistica del territorio, alla visita della mostra, visitabile insieme al castello tutti i sabati e le festività infrasettimanali dalle ore 14,30 alle 19, la domenica dalle 10 alle 19. Per maggiori informazioni telefonare allo 0171/618260.
    Con la proposta “Roberto Tapparelli d’Azeglio” in una sola giornata sarà possibile coniugare le visite alla mostra, al castello e al parco del Roccolo, il pranzo presso il ristorante “L’Antica locanda del Birichin” di Busca e la visita di una cantina aderente al Consorzio Colline Saluzzesi con degustazione e possibilità di acquisto. La proposta ha un costo di 25 euro ed è riservata a gruppi composti almeno da 15 persone. La proposta “Costanza Alfieri di Sostegno”, invece, abbina alle visite di mostra, parco e castello una degustazione tecnica alla “Cantina Maero” di Castellar con un buffet tipico (minimo 25 persone, costo 18 euro).
    “L’Antica locanda del Birichin” di Busca, ai piedi delle colline Saluzzesi, in una splendida cascina del 1700, propone un pranzo della tradizione piemontese con due antipasti, primo, secondo con contorno, dolce, vino, acqua e caffé. L’offerta prevede anche visita e degustazioni nelle aziende vinicole del Consorzio Colline Saluzzesi: Giampiero Fornero di Busca; Aurelio Giordanino di Costigliole Saluzzo; Emidio Maero di Castellar; Produttori Pelaverga di Castellar; Tenuta Monte d’Oro di Verzuolo.
    La mostra “A tavola nel Risorgimento” prende spunto e, per così dire, completa il progetto contenuto nell’omonimo libro, i cui autori sono anche i curatori dell’evento espositivo e del catalogo, dato alle stampe dal medesimo editore, Priuli & Verlucca. Tutto il materiale esposto (editti regi, ordinanze municipali, manoscritti, libri e giornali d’epoca, tabelle annonarie, manifesti pubblicitari, fotografie, etc.) appartiene a collezioni private: grandi famiglie della nobiltà piemontese, ditte centenarie, collezionisti, società operaie, etc. Un patrimonio incredibile e inedito, venuto alla luce in occasione del 150° dell’Unità, che trova spazio nell’Ala Est appena restaurata.
    Il Castello del Roccolo fu costruito a partire dal 1831 e rappresenta un'importante espressione del revival neo-medievale in Piemonte. Vi soggiornarono Silvio Pellico, primi ministri inglesi, il re Umberto I e la regina Margherita. Un armonioso insieme di decorazioni floreali, archi moreschi, merli ghibellini, rosoni, bifore e trifore caratterizza l'esterno della costruzione, mentre nelle sale sono presenti affreschi con vedute paesaggistiche e soffitti dominati dalla tecnica del trompe l'oeil o da decorazioni in stucco bianco.


Estratti



Catalogo della mostra «A tavola nel Risorgimento» presso il Castello del Roccolo di Busca (Cn); dal 25 giugno al 30 ottobre 2011.
 
Un castello di grande suggestione, un itinerario quasi sussurrato, dietro le quinte, con il visitatore preso per mano a percorrere il cammino risorgimentale colto nella sua quotidianità. Non potrebbe essere diversamente tra queste mura che trasudano storia e ricordi di patrioti. Un gusto romantico prorompente nei loggiati, nelle torri merlate, nel parco secolare dove le ninfee si specchiano nel laghetto caro ai giochi dei principini Savoia. I grandi eventi sfrondati dall’epopea del mito, lontani da qualsiasi celebrazione. Una sorta di palcoscenico, sette sezioni articolate su tre livelli, su cui si muovono i personaggi che hanno segnato l’Unità nazionale ma anche il popolo in trepidazione per un raccolto, i discorsi dei reduci, la lenta conquista sociale. A legare il tutto un’insolita chiave di lettura, la tavola, con i suoi riti e le sue vicissitudini, che si fa veicolo per presentare le sfaccettature di un’epoca. Una galleria della vita che scorre, generoso mosaico dove la piccola storia sta accanto alla grande.
Congressi e banchetti ufficiali, sfarzi di parata e desinari di polenta, matrimoni reali e pranzi in eterna lotta con la cena, il pane su cui spesso s’è giurato, l’unificazione nazionale passa anche di lì. A parlare sono la gente, le passioni e le debolezze di ogni giorno. Anni di capovolgimenti profondi. La grande cucina nazionale si va concretizzando sulla scia di quella regionale, testimonianza di un gusto. Una memoria che palpita in ricette ora ampollose e ridondanti, ora sgrammaticate e incerte, nate come appunto per chi ha poca dimestichezza con la penna. Sono gli stessi piatti citati per festeggiare deputazioni e congressi, matrimoni reali e inaugurazioni di ferrovie. Autori i cuochi di corte, dai piemontesi Francesco Chapusot e Giovanni Vialardi ai celebrati monzù in servizio presso i Borboni. Li accompagnano i libri di Vincenzo Corrado, Giovanni Felice Luraschi, Giuseppe Sorbiatti, Pellegrino Artusi, Alberto Cougnet e decine di Cuciniere regionali.
In mostra una preziosa raccolta di cartoncini d’epoca, ora eleganti ora satirici, in rigoroso lessico francese. Rappresentano i menu dei grandi banchetti, regno di tartufi, cacciagione e Champagne. Lì è ostentazione, sfarzo, bisogno di apparire di uno stato che si sta affacciando sulla scena europea. Molto di più racconta la mensa contadina su cui compare poco o nulla, un pezzo di cacio, qualche castagna, una manciata di olive. C’è spazio per tutti: i trattati firmati in punta di forchetta, la tavola di Cavour e il diffondersi della pasta al pomodoro al seguito dei garibaldini, i maneggi della contessa di Castiglione, le zuppe valdesi per festeggiare lo Statuto, il cibo di Pinocchio e nella letteratura per l’infanzia. Un intreccio costante di avvenimenti e gusto della convivialità, lotta per il cibo, fatica. Una storia alimentare che accomuna tutti gli italiani, borghesi e contadini, del nord e del sud.
Un percorso che si snoda lentamente, sala per sala, ognuna con la sua caratteristica, specchio di una società in forte cambiamento. Tematiche diverse, come diversi furono gli avvenimenti e i protagonisti. La tavola si esprime nel bisogno di libertà, nel grido che percorre le piazze « pane, pane », nell’innovazione legata a nuovi prodotti imposti sul mercato. Lo insegnano l’arrivo dei potagè o le prime scatole di piselli e carne conservata tra le vettovaglie dei bersaglieri in partenza per la Crimea. La tavola è anche contaminazione tra classi sociali e popoli diversi, è solidarietà per i meno fortunati. Trovano spazio le bandiere delle prime società di mutuo soccorso e l’opera di don Bosco, un uomo dai tanti interessi che sa coniugare generosità, intraprendenza e buone conoscenze agrarie.
Una mostra per stuzzicare approfondimenti e voglia di conoscere. Saperi e sapori, storia e cucina. La ricetta, tanto per restare in tema, è semplice: un pizzico di curiosità, un invito alla scoperta, nessuna enfasi patriottica. E proprio per questo ogni sezione è caratterizzata da un profumo, da quello del caffè a quello del cacao, delle erbe di montagna, del pane e della pasta, per sottolineare il costante intreccio tra emozioni e sentimenti, passioni e dolori comuni a tutti gli uomini.
Un tono volutamente leggero, come si conviene quando si parla di tavola, ma rigoroso e documentato dal supporto di un ricco apparato di testi originali grazie all’apporto di collezionisti privati che hanno aperto le loro biblioteche. Un patrimonio di grande interesse storico e culturale, completamente inedito: editti regi, ordinanze municipali, manoscritti, libri e giornali d’epoca, tabelle annonarie, manifesti pubblicitari, fotografie. Da alcune ditte centenarie nel settore agroalimentare arrivano alambicchi, macchinari per la produzione di pasta, utensili della lavorazione. E sempre da famiglie di antica nobiltà piemontese giungono porcellane e argenti, tovagliato e divertenti curiosità. Di vetrina in vetrina si ammirano preziosi volumi di cucina, oggetti d’uso quotidiano, piatti e ceramiche nate per festeggiare un evento, un’esposizione.
Al centro del percorso la ricostruzione di una tavola imbandita con servizio alla russa, la mise en place nata proprio negli anni del Risorgimento, e un autentico salotto d’epoca ricco di ogni dettaglio. Un omaggio per ricordare l’antica padrona di casa, la marchesa Costanza d’Azeglio, attenta osservatrice della società ottocentesca dalle cui lettere al figlio Emanuele sono state ricavate tante notizie. Nella sua profonda cultura aperta alla novità, nel suo costante attaccamento a questa terra e alla sua gente, nel suo spirito di donna pratica che sa cogliere l’evolversi dei tempi si rispecchia lo spirito della mostra.

Elma Schena   Adriano Ravera
 
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