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Addio senza addio

Addio senza addio

Storia di uno zio d’America

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato cm 14x21,5, 208 pagine

 

 

ISBN 978-88-8068-469-5
 

Recensioni

  • La Stampa
    Gaby riscopre la storia di uno "zio d’America”
  • www.regione.vda.it1095
    Ottobre, piovono libri

    leggi qui la notizia su regione.vda.it

     SABATO 23, ore 18 – Presentazione del libro Addio senza addio di Marco Jaccond, a cura dell'editore Priuli e Verlucca

    Un racconto che muove i passi da una raccolta epistolare autentica. Più di settanta lettere manoscritte hanno costituito la trama su cui si fonda la narrazione che ripercorre la vicenda umana di un emigrato che usa la scrittura per comunicare con l'ambiente familiare di provenienza. Giovanni Jaccond, muratore, partì nell'autunno del 1909 da Gaby per raggiungere Glastonbury, nel Connecticut e costruirsi una nuova, forse più fortunata, vita. La vita dell'emigrante non è semplice, e il legame con la terra natia è sempre molto forte. Alla fine però Giovanni-John Jaccond non torna più a casa. In quella terra lontana, tra vicende famigliari e lavorative, trova veramente l'America e a unirlo agli affetti lasciati in quel paese tra i monti è rimasta solo la penna.

     


  • La Stampa
    “La mia America in 70 lettere”
    Più di settanta lettere manoscritte, trovate in un vecchio baule, hanno permesso di ripercorrere la vicenda umana di unemigrato valdostano che usa la scrittura per comunicare con la famiglia di provenienza. Giovanni Jaccond, «John», muratore, partì nell’autunno del 1909 da Gaby nella Valle del Lys per raggiungere Glastonbury, nel Connecticut (Stati Uniti d’America) e costruirsi una nuova vita. Le vicende e le peripezie di Jaccond, che scrisse al fratello rimasto in Valle d’Aosta dal 1909 al 1958, raccontano un’esperienza individuale che si ricollega al fenomeno collettivo della grande emigrazione. «Giovanni Jaccond, che a un certo punto trasforma il suonomein John Jacconamericanizzandolo, era lo zio di mio padre - racconta Marco Jaccond, autore del libro “Addio senza addio. Storia di uno zio d’America” edito da Priuli&Verlucca -. Dal 1918 le sue lettere giungono a Gaby, “al bel paesello natio” come lo chiamava sua moglie Palmina, su fogli di carta commerciale intestata con il nuovo nome. Tanto per chiarire che lui in America non ci era andato a fare la figura del “macaroni”, del suonatore d’organetto, dello spazzacamino. A Giovanni, John, era andata meglio». Infatti John era un muratore provetto e ai tempi il settore dell’edilizia statunitense richiedeva immigrati qualificati. Attraverso le sue lettere viene riportata alla luce una vicenda familiare che tocca due generazioni e ne sfiora una terza. Dalle pagine emergono nascite, matrimoni, tradimenti, nuovi distacchi, alcune morti tragiche e un desiderio di rimpatrio che resterà inappagato: John resterà in America, dove, grazie al suo spirito combattivo e al duro lavoro, riuscirà a costruirsi una discreta fortuna nel campo dell’edilizia. «Giovanni Jaccond muore il 6 febbraio 1961, tre anni dopo Palmina, e come l’antico poeta cinese esule, anche lui non ha più trovato la strada di casa - scrive l’autore del libro -. La prospettiva del ritorno, dapprima concreto, si è fatta via via più lontana, fino a svanire del tutto». E così da un pacco di carta gialla sbiadita, dato in consegna dal padre, che ha accompagnato l’autore in tutti i suoi traslochi, sono emerse le lettere che racchiudono mezzo secolo di parole a inchiostro. Hanno attraversato l’Oceano solcando le acque e altrettante parole hanno fatto il percorso inverso: ne è emersa la storia del Novecento, con la Grande Guerra, la crisi del 1929, l’affermarsi in Europa dei fascismi, la Seconda Guerra Mondiale e gli anni Cinquanta, il boom e il benessere economico. «È strano andare a leggere le lettere di un passato non propriamente nostro, ma che in qualche misura ci riguarda - commenta l’autore del libro -. È quasi un’operazione voyeuristica: è come se ci si mettesse a sbirciare attraverso il buco della serratura di un tempo. Ci si infila nelle storie di altri che si mescolano alla grande storia collettiva. Storie già concluse, che la lettura fa rinascere, senza peraltro poterne mutare il corso».

Estratti



Da Gaby in Valle d’Aosta a Glastonbury nel Connecticut.

La storia – una storia come tante – prende forma grazie alle lettere che il protagonista, l’emigrante valdostano « John » Jaccond, invia in Italia a un suo fratello. Essa copre un arco temporale che va dal 1909 al 1958 e racconta un’esperienza individuale che si ricollega al fenomeno collettivo della grande emigrazione.
Giovanni Jaccond – John – a ventotto anni si imbarca su un piroscafo che da Le Havre lo porta a New York e da qui nel Connecticut dove, grazie al suo spirito combattivo e al duro lavoro, riesce a costruirsi una discreta fortuna.
Attraverso le sue lettere viene riportata alla luce una vicenda familiare che tocca due generazioni e ne sfiora una terza. Ci sono nascite, matrimoni, tradimenti, nuovi  distacchi, alcune morti tragiche e un desiderio di rimpatrio che resterà inappagato. In filigrana, la storia del Novecento: la Grande Guerra, la crisi del 1929, l’affermarsi in Europa dei Fascismi, la Seconda guerra mondiale e gli anni Cinquanta con il riacquistato benessere economico.

Sommario

Prologo

I
Mi sono deciso di partire per l’america

II
Noialtri qui lavoriamo

III
JACCOND & TINTO

Mason Contractors Brick Laying and Concrete Work a Specialty

IV
E ringraziarti molto della fotografia che ci mandò

V
Vengo a darvi qualche nostre nuove quale non posso darvele buone

VI
Qui in america adesso si fa tutti miseria

VII
Il nostro presidente Roosvelt è un uomo che fu eletto dal popolo

VIII
ISSIME m 939 – Stazione climatica estiva

IX
In questi crudi momenti

X
Siamo ancora sui nostri piedi

Epilogo

 
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