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Architettura in Valle d'Aosta vol.2

Architettura in Valle d'Aosta vol.2

Il Quattrocento

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori inserito in elegante astuccio grigio, formato cm 18x25, pagine 400
ISBN 978-88-8068-028-4
 


Gotico tardo e rinascimento nel secolo d'oro dell'arte valdostana 1420-1520

Il libro affronta l’analisi di quello che si può considerare il momento di maggior splendore dell’architettura e dell’arte nella regione dall’inizio del Quattrocento allo scoppio della Riforma Protestante tra il terzo e il quarto decennio del Cinquecento.
Presenta diversi monumenti, a volte trascurati dai più noti flussi turistici ma di notevole interesse storico e spesso di alta qualità progettuale ed esecutiva, accanto allo studio dei più celebri esempi di architettura voluti in pieno Rinascimento dal maggior mecenate dell’arte aostana: il Priore di Sant’Orso Giorgio di Challant. Analizza anche una serie di edifici oggi scomparsi, oppure ampiamente trasformati, quali diverse chiese parrocchiali tardogotiche o alcune residenze di quella nobiltà minore che nel corso del Quattrocento si stava affermando come una vera e propria forza emergente nel panorama politico locale.
Cercando di fornire della materia la visione più ampia possibile, oltre ad approfondire lo specifico tecnico e linguistico dell’architettura ne indaga anche le problematiche economiche alla luce della documentazione d’archivio e cerca di porre alcune basi nello studio della complessa e ricchissima produzione dell’arredamento, nota attraverso numerosi mobili ed oggetti, sempre caratterizzati da un’elevatissima qualità formale.
Accanto alle opere analizza anche le prime personalità conosciute dell’architettura in Valle: dagli architetti Pierre Berger di Chambéry e Marcello Gérard di Saint-Marcel, costruttori del chiostro della Cattedrale, ai membri della famiglia Goyet, per oltre mezzo secolo progettisti di chiese e campanili in quasi tutta la regione, agli architetti Michele de Ecclesia e Filiberto Bracea, al carpentiere Jenin Braye, al fabbro Pantaleon Lala, tutti operanti sui cantieri di Giorgio di Challant tra l’ultimo decennio del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo.


Al tempo di Amedeo VIII la regione alpina occidentale vive un momento di grande prosperità. I Savoia sono imparentati con alcune delle maggiori famiglie regnanti in Europa e le sedi della loro corte diventano il crocevia di collegamenti e rapporti internazionali di altissimo livello. L’alta nobiltà della Valle d’Aosta – primi tra tutti gli Challant – è coinvolta direttamente in questo raffinato clima cosmopolita. I contatti internazionali portano cultura e ricchezza; che si ridistribuiscono tra le diverse categorie operanti nell’amministrazione dello stato e nella gestione del potere. Tutta la regione è coinvolta in un complesso fenomeno di trasformazioni e ammodernamenti che durerà un secolo, fin oltre l’inizio del Cinquecento. Accanto all’alta nobiltà, intenta a restaurare e ad ampliare i propri castelli e a celebrare i propri fasti nelle cappelle sepolcrali delle chiese, appaiono una consistente nobiltà minore e un’alta borghesia, spesso di estrazione notarile, che lanciano un vero e proprio gioco di emulazione nel commissionare palazzi, residenze, solide case borghesi. In diversi centri della Valle le vecchie chiese e i campanili romanici vengono demoliti per lasciare posto a edifici più moderni, mentre si rinnovano arredi e decorazioni. Fino ai limiti della Riforma Protestante che, provocando il collasso finale della cultura medievale, segnerà la chiusura dell’età dell’oro dell’architettura valdostana.
 
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