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Buon cento Toro

Buon cento Toro

Volume 1 1906-1967
Volume II 1968-2006

Due volumi cartonati in elegante cofanetto, formato cm 21,5x28, pp 256 in totale con oltre 300 immagini
ISBN 978-88-8068-347-6
 

Estratti



In occasione del Centenario del Torino, una coppia di splendidi volumi riccamente illustrati che ripercorrono l’intera avventura granata dai trionfi del passato al ritorno in serie A. Finalmente in libreria «in abbinata», frutto del lavoro appassionato di veri tifosi granata.
Contiene l'INTERVISTA AL CENTENARIO di Massimo Gramellini
Il commento alle immagini di Silvia Garbarino
Le curiosità di Roberto Condio

Dall'Intervista a un giovane centenario
di Massimo Gramellini.

Per parlare di sé, quindi di noi, il Toro mi ha dato appuntamento a casa sua. Siede all’ombra di un moncone del Filadelfia che fu. Porta i capelli lunghi, i jeans stretti e una giacca di fustagno: sotto s’intravede una maglietta granata di lana con il numero 10.
Ogni tanto la indossa anche di notte, ma in genere preferisce dormire nudo: «Mai sopportato i pigiami», dice.
È calmo, di una calma che assomiglia a furore trattenuto. Parla brusco e solenne, a metà fra il marinaio di lungo corso e lo stregone indiano. Dagli occhi scuri affiora il riverbero di una fiamma incessante.
Ha appena compiuto un secolo, ma i tori non rispettano le regole degli umani e delle zebre. I suoi cento anni equivalgono ai nostri diciotto. Non una ruga sul volto, solo tanti lividi e un’idea di occhiaie, a memoria dei lutti e degli sgomenti che ha dovuto sopportare.

Nessuno ricorda il momento in cui è nato, immagino neanche tu.

Però me l’hanno raccontato tante volte. Mio padre si chiamava Coraggio, mia madre Ribellione, una gran donna. Nacqui in una notte d’inverno al bar Voigt di via Pietro Micca, nel cuore di Torino. Quando il vicepresidente delle zebre, un gigante svizzero che vendeva scarpe nelle quali non sarebbe mai riuscito a infilare i suoi piedoni, si alzò dal fondo della sala dove bivaccavano i bianconeri e venne a sedersi al tavolo vicino all’ingresso. Ad aspettarlo c’era una compagnia di gente giovane ed energica, con certi cognomi da olimpionici dello slittino: Muetzell, Bollinger, Streule, Faelmdrich, Kaempfer…

Gli «slittinisti» li portò lui. Erano i dipendenti della sua fabbrica. Al tavolo d’ingresso incontrarono i resti di una società storica, la Torinese, molto più antica di qualsiasi squadra a strisce. La guidava un altro svizzero, Hans Schoenbrod, a cui Dick lasciò la presidenza del neonato, affinché i pigiami non pensassero che li avesse mollati solo per fare carriera.

In effetti li aveva mollati perché gli davano sui nervi. Al primo derby del 1908 era emozionato come un ragazzino di centoventi chili. Vincemmo 2 a 1 con gol decisivo di Kaempfer, ma il povero Dick non poté vederlo. Nell’intervallo andò al gabinetto e la serratura si inceppò. Dovettero raccontargli il secondo tempo attraverso la porta.

La prima radiocronaca della storia. Ma anche il primo sintomo di un destino che ha sempre avuto un gusto particolare nel tormentarci.

Detesto lamentarmi. Io il destino non lo prego. Lo sfido. Spesso perdo, ma quando vinco i miei successi valgono di più.

In realtà la tua avventura è cominciata molto prima del 3 dicembre 1906. Bisogna tornare indietro esattamente di due secoli. Al 1706.

Nella Torino assediata dai progenitori di Deschamps e Platini. Vincemmo il derby contro la Francia grazie a molti atti di coraggio individuali, fra i quali quello di un cavalleggero della Brigata Savoia, che corse in mezzo alle linee nemiche per trasmettere al suo comandante una notizia decisiva e morì un attimo dopo aver portato a termine la missione.

Come l’ateniese Fidippide, ma anche meglio: perché a Fidippide nessuno aveva sparato addosso durante la maratona.

Invece il nostro fu sforacchiato a morte dai francesi. Il fazzoletto che gli cingeva il collo era intriso di sangue rosso scuro, praticamente granata. Da quel giorno si decise che tutta la Brigata Savoia ne avrebbe portato uno uguale. Così quando nacqui io mi fu dato quel colore. Ma la vittoria del 1706 portò una seconda conseguenza. I torinesi decisero di festeggiarla erigendo una basilica sul colle di Superga. Devo aggiungere altro?

[…]

Indice dei due volumi

Volume I
Intervista a un giovane centenario
1906-1967
L’ALBA DI UN SOGNO
IL TREMENDISMO
LE PARTITE INFINITE
LA GRANDE GUERRA
GENIALITÀ DEGLI ANNI VENTI
IL FILADELFIA
SCUDETTI REVOCATI E ASSEGNATI
DOLCI, AMARI ANNI TRENTA
MOSAICO DEL GRANDE TORO
PROFUMO DI LEGGENDA
LA CAVALCATA 1946-’47
ANNI RUGGENTI
E BUIO FU
COM’È DURA RICOMINCIARE
LA CADUTA AGLI INFERI
RISCATTO LESTO
MAMMA, I BRITANNICI
SANTOS PREGA PER NOI
L’ERA PIANELLI
UN BATTER D’ALI
Curiosità
LE DATE
LE CIFRE
I RECORD
I FATTI SINGOLARI
LE PRIME VOLTE
CREDITI FOTOGRAFICI
BIOGRAFIE

Volume II
1968-2006
Intervista a un giovane centenario

1968-2006
ARIA DI COPPA
PULICICLONE E COLBACCO
FINALMENTE È SCUDETTO
RADICE-TRAP: 50 a 51
LA LINEA VERDE
IL TRAMONTO DI PIANELLI
GLI EFFIMERI ANNI OTTANTA
L’onorevole borsano
HANNO RUBATO IL SOLE
CIMMINELLI LO TSUNAMI
PAPA URBANO I

Curiosità
LE DATE
LE CIFRE
I RECORD
I FATTI SINGOLARI
LE PRIME VOLTE
CREDITI FOTOGRAFICI
BIOGRAFIE
 
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