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Buongiorno Valle d'Aosta

Buongiorno Valle d'Aosta

Bonjour Vallée d'Aoste

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato cm 21,5x28, pp 144 con 160 immagini a colori.
ISBN 978-88-8068-285-1
Edizione bilingue italo-francese

 

Estratti



Ben 160 immagini a colori vi faranno entrare nella “Valle delle favole” per farvi scoprire tutta la magia e il fascino della Valle d’Aosta. Natura, paesaggi, artigianato e tradizioni sono solo alcuni esempi delle meraviglie che troverete raccolte in questo volume di grande prestigio ad un prezzo eccezionale.

Dall’introduzione

Da bambino, nelle sere d’inverno, ero un grande consumatore di favole. Poi d’estate prendevo la strada per Aosta e andavo a incontrarne una. Ogni tanto torno a trovarla, per controllare che sia sempre lì, al centro del mio regno incantato. Si vive meglio nel mondo degli adulti, sentendosi le spalle coperte da un luogo del genere. Quello che segue è un piccolo alfabeto per orientarsi fra i suoi incantesimi.

ALBERGHI. Gli alberghi della Valle d’Aosta sono sinceri già dall’insegna. Se stanno in una pineta, si chiamano Pineta. Se guardano un ghiacciaio, prendono il nome del ghiacciaio (tranne si tratti di Tribolazione, o di mont Dolent). Offrono quello che hanno, senza tante storie. Fra le cose che offrono, la mia preferita sono gli albergatori. Nella fiaba che ho in testa, recitano la parte degli orchi. Li ho sempre visti altissimi, anche quando erano piccoli. E talmente burberi che, se entravano in sala da pranzo mentre mangiavo, cercavo subito di scivolare sotto il tavolo. Però capaci di uccidere una vipera con un colpo solo di piccozza a venti centimetri dai miei scarponcini. Gli albergatori della Valle sono stati i miei primi eroi. Terribili e veri, come devono essere gli eroi.

BARD. Quando si entra in una dimensione magica, c’è sempre qualcosa che apparendo per primo ai nostri occhi, dà il segno a tutto ciò che verrà dopo. In Val d’Aosta questo qualcosa è il forte di Bard. Se ne sta vigile sul fondo di una gola, appeso a uno sperone di roccia. Ha l’aria severa, non feroce. Sembra dire: se sei venuto in pace potrei anche essere il tuo letto, ma se hai cattive intenzioni diventerò la tua bara. Dopo sei secoli di imbattibilità, subì un gol da Napoleone, ma in netto fuorigioco: Bonaparte avanzò di notte con le ruote dei cannoni foderate di paglia. Il forte gli incuteva una tale paura che, appena l’ebbe espugnato con l’inganno, lo fece abbattere. Fatica sprecata, tanto Cavour lo ricostruì: più severo di prima.

CASTELLI. Se ogni fiaba per vivere ha bisogno di un castello, la Valle è un intreccio di avventure. Tali e tante sono le residenze edificate fra il Due e il Trecento da far dire che in Val d’Aosta il Rinascimento è stato il Medioevo. In ogni castello c’è una chiesa che assomiglia a un castello. E c’è un fondatore, un costruttore o un ex proprietario che si chiama Challant. I castelli si parlavano fra loro con appositi segnali, ma non tutti avevano qualcosa da dirsi. Il castello di Verrès, con quell’aria fiera ed essenziale che ne fa un monumento alla sobrietà umana, secondo me se la intendeva pochissimo con il castello di Fénis, le cui romantiche torri a forma di prisma dovevano stargli cordialmente sulle scatole. […]

 
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