
Il magico, il divino e il favoloso nella religiosità alpina
Formato cm 21x29,7, 128 pagine, brossura editoriale con sovracoperta rigida plastificata
Quaderno numero 8
Recensioni
- La Stampa
Alle origini di riti e simboliDalla convinzione che l’etnocentrismo porti l’uomo moderno a considerare le credenze magiche e mitiche come peculiarità dei primitivi, cercando però quotidianamente suggestioni che diano alla realtà una visione deformata, Piercarlo Jorio, scrittore e studioso di uomini e di cose della montagna, ha scritto «Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina» per le edizioni Priuli&Verlucca. «La mia ricerca – dice l’autore – vuole guidare il lettore, senza alcuna pretesa scientifica, fra i provvedimenti protettivi, difensivi o di assicurazione, che nascono non appena i legami logici delle cose appaiono meno chiari». Il mondo dell’altitudine ha conservato un patrimonio di religiosità comunea tutta la cultura alpina, quello che è chiamato usanza, tradizione, leggenda e che, secondo l’autore, non è altro che schema esistenziale, a cominciare dalle prime incisioni rupestri, di cui la Valle d’Aosta è ricca. Così nelle pagine del libro è spiegata la manifestazione rituale del 24 giugno, quando si accendono sulle alture i falò di San Giovanni, come accade nella Valle del Lys. Gli stessi simbolismi pastorali hanno radici lontane. Dalla ricerca emerge che le figure di bovini, intagliate nel legno dai montanari valdostani, sono riconducibili alle vacche sacre degli antichi Egizi. Anche i simboli intagliati nei marchi per il burro conservano un effetto magico che si tramanda nel tempo. Dice l’autore: «Non sorridete quando il bambino saltella lungo il marciapiede per non calpestare le sconnessure del selciato: sta inventando un rito. Il rito è collegato al concetto di sacro, trascendente che ciascuno di noi ha dentro».
Il nostro etnocentrismo ci spinge a considerare le credenze magiche e mitiche come peculiarità dei primitivi, intanto ogni giorno cerchiamo suggestioni che diano alla realtà una visione deformata.
Non sorridete quando il bambino saltella lungo il marciapiede per non calpestare le sconnessure del selciato: sta inventando un rito.
Il rito non è legato strettamente al rapporto uomo-divinità come normalmente si ritiene, ma piuttosto al generico concetto di sacro, di trascendente, che ciascuno di noi ha dentro.
Tutto ciò ch’esiste al di fuori o al di sopra di una realtà ha spinto il montanaro a incidere rosoni, cuori, croci, sui collari di legno dei suoi animali, come già gli antenati a scavare nelle pietre cavità circolari, a ungerle di sugna, a mettere in esse offerte votive.
Questa ricerca vuole guidarvi, senza alcuna pretesa scientifica, fra i provvedimenti protettivi, difensivi o di assicurazione, che nascono non appena i legami logici delle cose appaiono meno chiari. Il mondo dell’altitudine ha conservato nei simbolismi pastorali e nelle manifestazioni rituali anche quando fortemente condizionato dal cristianesimo un patrimonio di religiosità comune a tutta la cultura alpina: quello che chiamiamo usanze, credenze, leggende, modi di dire, e che in fondo altro non sono che schemi esistenziali.
Fra di essi, da sempre, l’uomo della montagna si muove come il bambino che saltella: dietro ogni cespuglio può ancora celarsi una “masca”, la nebbia è sempre “processione di morti”, il rosone salva ancora dalla malora, tanto quanto il corno e il quadrifoglio.
In duemila anni la nuova fede non è riuscita a produrre quella certezza terapeutica che dovrebbe essere pratica della vita liberata dai terrori ancestrali.
Indice
INTRODUZIONE
GLOSSARIO
LE CREDENZE MITICO-MAGICHE
Rapporto tra realtà e mito
Coesistenza di logico e prelogico
L’UOMO CACCIATORE L’UOMO PASTORE
L’UOMO E LA TERRA
L’UOMO ALPINO
L’ANIMISMO
IL DIO SOLE
LA GRANDE MADRE
LO SPIRITO DELLE ACQUE
I CULTI LITICI
I SIMBOLI E L’ESISTENZA (la magia del segno)
IL FANTASTICO A MISURA DI PAESE (la fabulazione)
CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI
BIBLIOGRAFIA


















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