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Impronte. Santi sociali e laici in Piemonte

Impronte. Santi sociali e laici in Piemonte

Brossura editoriale, formato cm 12x19,5, pagine 240, con illustrazioni in b/n
ISBN 978-88-8068-399-5
 


Storie di vita. Vite di santi, vite di uomini. Chi ha scelto Dio, chi ha scelto gli uomini. Quelli che tutti conosciamo: dal Cottolengo a don Bosco, dal Cafasso ad Ignazio di Santhià… Quelli che pochi conoscono: persone che hanno scritto pagine splendide nel sociale del Piemonte, aprendo le porte delle loro case a chi fa fatica, sporcandosi le mani in strada, inventando gruppi, associazioni; dando la carica a mille paesi, costruendo umanità.
Sono i volti di chi ha lasciato un’impronta forte nelle vicende di famiglie sfortunate, smembrate, distrutte, prestandosi, nel silenzio, per gli altri. I loro profili sono quelli dei volontari del Duemila: dalla “zia” di Novara a Nicola Grosa che, dopo la guerra, ha consumato le sue giornate per dare sepoltura ai partigiani. Industriali illuminati come Adriano Olivetti o Napoleone Leumann che hanno anticipato sistemi sociali, assistenza, il lavoro a misura d’uomo. Ragazze che sono andate incontro alla malattia con il sorriso. Gente semplice, “il sale” di una terra che rinnova la tradizione dei suoi santi sociali trasformandola in case d’accoglienza e solidarietà.
Un Piemonte dal cuore grande che ha ancora tanti segreti e tanta passione da raccontarci: una eredità da raccogliere.

 

Dalla prefazione di Mons. Franco Peradotto

Sono lieto di affidare, come premessa a questo volume, una mia sintesi storica sull’itinerario di circa 2000 anni di santità piemontese. Auguro che anche questo volume contribuisca a suscitare nuovi santi e sante. Abbiamo bisogno di questi modelli.
«So di trovarmi di fronte agli eredi di una straordinaria tradizione pastorale propria del Clero torinese, il quale ha il privilegio di annoverare tra i suoi ranghi le figure fulgidissime di san Giuseppe Cottolengo e del beato Sebastiano Valfrè; ad essi andrebbero aggiunti tanti altri nomi di primo piano, sia di Torino che dell’intero Piemonte che di quei grandi furono un felice ed efficace riflesso. Quelle figure, infatti, proprio come avviene per la corona delle Alpi che cinge la vostra regione, sono soltanto le vette più alte di tutta una catena di monti, robusti e splendenti. Sempre, la generosità, l’abnegazione, l’instancabile cura pastorale sono state la caratteristica di intere generazioni di preti, sapientemente stimolate e guidate dai loro vescovi, soprattutto dopo gli sbandamenti del Medioevo e del Rinascimento». Questa sintesi di una parte della “santità” torinese (quella riguardante la categoria dei preti) è stata tracciata da Giovanni Paolo II nella cattedrale di Torino il mattino di domenica 13 aprile 1980 quando venne per la prima volta in visita apostolica. Contiene una osservazione stimolante per la valutazione della intera santità torinese e piemontese: non basta guardare alle vette più alte; c’è una corona di persone di tutto il Popolo di Dio che rivelano come il Vangelo sia stato vissuto fino alle virtù eroiche della fede, speranza, carità e delle altre virtù, frutto della imitazione di Cristo. […]

INDICE

Prefazione di mons. Franco Peradotto

Due passi indietro

Torino: gli anni speciali

Parroci, religiosi e laici dal cuore grande

Due cuori puri

Album

Martiri per gli altri

Suore Sante

Vescovi “Doc”

Missionari eccezionali

I giornali di don Alberione

Impronte
 
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