feed rss Feed RSS     Newsletter Newsletter
 
 
 
L'Europa nell'Antica Cartografia

L'Europa nell'Antica Cartografia

Cartonato con sovraccoperta a colori plastificata, inserito in prestigioso cofanetto di fattura manuale, formato cm 35x32, pp 180, con oltre 200 illustrazioni a colori e in b/n
ISBN 978-88-8068-182-3
 

Recensioni

  • La Repubblica
    VIAGGIO NELLA VECCHIA EUROPA
    Paolo Mauri
     
    Da un po’ di tempo diciamo la parola Europa in modo meno astratto: dopo Schengen andiamo in giro da una nazione all’altra senza passaporto e tra pochi giorni non avremo più bisogno di cambiare moneta. Lo stesso denaro, la stessa moneta, circolerà nelle tasche di milioni di persone di diversa nazionalità ma con una comune supernazionalità, appunto europea. Saremo dunque tutti protagonisti di un evento epocale, perché riguarderà indistintamente tutti i cittadini, ne modificherà le abitudini creandone di nuove e comuni.
    Verrebbe voglia di chiedersi quando è cominciato tutto ciò se nell’introdurre la sua Storia d’Europa Giuseppe Galasso non avesse buttato alle ortiche la questione delle origini: «Appare una vera e propria questione di lana caprina il discutere se l’Europa sia o non sia figlia di Carlomagno (come opina Alessandro Barbero e nega, invece, Le Goff) o se l’Europa debba ancora nascere». In realtà, dice Galasso, l’Europa è vissuta nelle nazioni che la compongono, con tutte le divisioni interne e spesso cruente che sappiamo. Ma un’Europa unita, come per una felice e fantastica anticipazione dei tempi la troviamo nella cartografia rinascimentale, poiché i cartografi del tempo disegnarono un’Europa senza confini interni. Lo racconta Roberto Borri nel volume illustratissimo che dedica a L’Europa nell’antica cartografia e che esce ora presso Priuli & Verlucca. Un autentico album di meditazione che sembra fatto apposta per questi giorni che precedono l’introduzione dell’euro, compilato con grande perizia da Borri cui dobbiamo – è giusto ricordarlo – il fortunato volume sulle carte geografiche italiane antiche uscito un paio di anni fa.
    Borri cerca le origini dell’Europa geografica spingendosi molto indietro nel tempo. Racconta, per esempio, sulla scorta delle numerose citazioni di Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, delle carte murali di Agrippa, la più famosa delle quali fu esposta nel portico di Vipsania lungo la via Lata. La via Lata è oggi via del Corso: il nome via Lata sopravvive in una traversa vicino a Palazzo Doria dove il Belli ambienta un memorabile e celeberrimo sonetto in cui gioca l’assonanza tra Santa Maria inviolata e Santa Maria Lata. Naturalmente le carte di Agrippa si sono perdute ed è possibile solo una ricostruzione a posteriori. Ne esce un mondo abbastanza strano rispetto a quello che oggi siamo abituati a veder rappresentato, ma d’altra parte la geografia appartiene alla mente e segue dunque l’evolversi della cultura e ovviamente delle necessità pratiche degli utenti.
    Secondo Le Goff gli uomini del Medio Evo, per esempio, non sanno guardare ma sono sempre pronti ad ascoltare e a credere ciò che si dice loro. Borri cita qui dal bellissimo saggio dedicato molti anni fa dallo storico al tempo della Chiesa e al tempo del mercante. Sarà per questo che le carte medievali ci appaiono tra le più fantasiose, sedotte come sono dall’idea di un mondo che abbia l’esatto centro dove lo pone la tradizione cristiana. Così Gerusalemme trionfa nel mappamondo disegnato nel XII secolo seguendo le indicazioni del Beato di Liebana (VIII secolo) che prevedono anche l’ubicazione del paradiso terrestre dove nascono il Tigri e l’Eufrate. L’Europa occupa un vasto spazio, ma con pochi elementi geografici identificabili. Così, salendo nel tempo, è possibile incontrare la strana figura di Opicino de Canistris, attivo tra il 1330 e il 1350, che amava comporre carte antropomorfe dove il Mediterraneo ha l’aspetto di un Satiro o di un Caprone con la barba fluente mentre Europa ed Africa assumono l’aspetto di uomini e di donne. È un po’ lo stesso principio, ci sembra, che portava a disegnare o credere di riconoscere in cielo le figure antiche delle costellazioni, quasi fossero proiezioni dei miti che correvano di bocca in bocca. Un modo per unire terra, cielo e destino degli uomini.
    Opicino, che fu detto l’Anonimo Ticinese prima di essere identificato dagli studiosi novecenteschi, lavorò anche ad Avignone ed oggi i suoi disegni sono conservati in Vaticano. Non è un cartografo originale, ci dice Borri, ma certo ha un animo da narratore cui altri si sarebbero poi rifatti, come Sebastiano Munster che allestiva carte antropomorfe sul finire del Cinquecento. Per disegnare le sue carte Opicino si serviva di un reticolo che poi veniva cancellato e questo introduce un altro tema che è quello del progressivo avvicinarsi dei cartografi alla reale configurazione del territorio. Ha osservato Umberto Eco che se certe mappe antiche appaiono completamente sballate rispetto alla realtà questo accade perché servivano a scopi particolari, come nelle mappe degli odierni metro ci si limita ad indicare le fermate senza descrivere il reale tracciato compiuto dal treno: al passeggero basta infatti quella retta con i punti in cui il treno si ferma.
    Non sarà certo un caso, comunque, che proprio il Rinascimento metta a punto tecniche cartografiche molto più evolute, con proiezioni capaci di rappresentare il territorio in modo sempre più preciso. Un grande geografo, Gerardo Mercatore, fu il primo a costruire nel 1554 una specifica mappa d’Europa anche se in quell’occasione non usò ancora le proiezioni da lui messe a punto. Quella mappa andò perduta nel 1945 a Breslau, Polonia. Una sorta di monito, se si pensa ai drammi d’Europa di allora.
    Con l’avvento della stampa le carte geografiche, prima disegnate a mano, conobbero una maggiore diffusione e cominciarono ad avvicinarsi alle carte geografiche in uso ancora adesso. Intanto andavano crescendo di importanza le carte nautiche, in coincidenza con le grandi scoperte e dunque l’acquisizione di nuovi saperi. Bisogna però aggiungere che furono proprio le nuove scoperte a far tramontare le carte d’Europa: affascinati dal nuovo, infatti, i geografi si interessarono molto di più delle Americhe, di cui magari Borri si occuperà in un prossimo volume. Comunque bellissimo è il planisfero di Enrico Martello – l’ultimo cartografo che disegnò il mondo prima della scoperta dell’America – conservato alla British Library di Londra, con una Scandinavia completamente di fantasia e un mare tutto blu. Ma sono valutazioni ovviamente personali che colgono l’insieme della carta, ormai divenuta quasi un oggetto d’arte o di decorazione più che uno strumento pratico. D’altra parte se si andava via via accentuando l’esattezza dei riferimenti troviamo ancora nelle carte di John Speed (1552-1629) diversi elementi arbitrari: per esempio l’inserimento di un isola che non c’è, Friesland, accanto all’Islanda. Nella sua carta d’Europa, stampata a Londra nel 1626, Speed pone anche, ai bordi, figure umane che rappresentano gli abitanti delle diverse nazioni e vedute di alcune città, come Parigi, Roma, Praga e via seguitando.
    Bella, ma ci assicura Borri non originale dal punto di vista geografico, è la carta di Daniel La Feuille con cui entriamo nel Settecento: la sua carta, stampata ad Amsterdam e accompagnata dagli stemmi di venti stati e reami, è appunto del 1701. Quarant’anni più tardi vediamo all’opera Jean-Baptiste D’Anville, eccellente geografo del re di Francia che ormai ha un grado di precisione molto vicino al reale. L’ultima carta presentata è del 1802, stampata a Venezia, e si deve a De Vaugondy. Dopo di che comincia la modernità con le carte che interessano via via gli atlanti di oggi.
    La geografia cambia con noi, si potrebbe dire, e quella del passato, nell’apparente freddezza dell’oggetto che non serve più, ci consente viaggi immaginari forse persino più affascinanti di quelli reali. Tra terre sghembe, montagne che sembrano coni di talpa e isole che non ci sono mai state.

Estratti



L’Europa nell’antica cartografia ripercorre la storia del Vecchio Continente rivisitandone le stupende carte geografiche, lungo un percorso che dall’antichità classica, attraverso il Medioevo e il Rinascimento, conduce sino agli albori dei tempi moderni. Il materiale qui raccolto, dai preziosi esemplari manoscritti a quelli realizzati a stampa, consente al lettore di compiere un emozionante viaggio a ritroso nel tempo tra le regioni europee. La prima parte del volume è dedicata alle problematiche legate alla sfericità della Terra e alla sua rappresentazione su superfici piane (con tutti i conflitti intellettuali da ciò generati), mentre la seconda è incentrata sulla definizione geografica del continente Europa, nonché sull’individuazione dei suoi abitanti e del momento in cui in essi si formò la coscienza e la consapevolezza di essere europei. Nella terza e quarta parte trova posto l’analisi, supportata da una minuziosa ricerca di fonti e informazioni geografiche, delle più significative carte manoscritte contenenti la rappresentazione, più o meno schematica, del continente europeo. Tale indagine è diretta all’identificazione, per contenuti, dei modelli fondamentali di dette carte e al loro riordino in gruppi di appartenenza. La quinta e ultima parte riguarda le antiche stampe della regione europea considerata in toto, corredate dalla particolareggiata descrizione di quelle più eloquenti, suddivise per autori e, quindi, secondo un criterio prevalentemente storico-tipologico.

 

Dall'introduzione

La scoperta del NUOVO MONDO, avvenuta nel 1492 grazie al viaggio di Cristoforo Colombo, è forse l’impresa più importante dell’umanità.
Nessun altro evento, infatti, è riuscito a influenzare in modo così profondo la storia dell’uomo e a incidere così rapidamente sulle sue abitudini, sulla sua cultura, sulla sua mentalità e il suo sapere.
Non vi riuscirono le pur mitiche imprese degli egizi, dei greci e dei romani; non vi riuscirono gli accadimenti medioevali, né i grandi viaggi di Marco Polo verso l’Asia e dei navigatori portoghesi verso l’Africa; non ha intaccato le abitudini umane neanche lo straordinario allunaggio dell’Apollo 11 nel 1969.
Soltanto gli effetti della rivoluzione industriale, le scoperte e le invenzioni del secolo scorso, l’avvento dei mezzi di trasporto e di comunicazione e, da ultimo, la scienza dell’informatica sono riusciti incisivamente a condizionare la società e a modificarne il comportamento: senza tuttavia sconvolgerlo, poiché la maggior parte degli uomini era preparata all’incalzare di queste innovazioni scientifiche e tecnologiche, quasi come le stesse aspettando per potersene giovare traendone la maggiore utilità possibile.
La scoperta dell’America, al contrario, colse di sorpresa gli abitanti del nostro continente: tant’è che soltanto una ristrettissima cerchia di persone, appartenente ai ceti più colti ed elevati, era al corrente della preparazione di quell’epico viaggio, peraltro ripetutamente rinviato, per riluttanza e scetticismo.
Pochissimi, in ogni caso, intuirono quella che sarebbe stata la sua rilevanza e portata storica, nemmeno in quella porzione di globo (sino a quel momento culla di ogni civiltà) meglio conosciuta con il nome di EUROPA. […]

 

INDICE

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA
LA TERRA E LA SUA FORMA
Concezione del mondo nell’antichità classica
Cartografia del globo nel Medioevo
Visione del mondo tra il Medioevo e il Rinascimento

PARTE SECONDA
L’EUROPA
Identificazione del territorio e dei suoi abitanti

PARTE TERZA
GEOGRAFIA E CARTOGRAFIA DELL’EUROPA NELL’ANTICHITÀ CLASSICA, GRECA E LATINA
Il territorio europeo, secondo gli studiosi greci e latini
L’Europa nella raffigurazione romana e nella tavola Peutingeriana

PARTE QUARTA
CARTOGRAFIA DELL’EUROPA NEL MEDIOEVO
Introduzione
L’Europa nell’ecumene di Cosma Indicopleuste
L’Europa nel modello zonale di Macrobio Teodosio
L’Europa nei mappamondi a O-T
L’Europa nella cartografia araba
L’Europa secondo Opicino de Canistris
L’Europa nelle carte di transizione
L’Europa nelle carte nautiche
La raffigurazione europea nel planisfero di Enrico Martello

PARTE QUINTA
L’EUROPA NELLE ANTICHE STAMPE

 
Desideri essere aggiornato sulle nostre novità editoriali?

feed rss Iscriviti al feed RSS
Newsletter Iscriviti alla Newsletter
Questo sito rispetta gli standard di accessibilità
stabiliti dal consorzio internazionale W3C
XHTML Valido
CSS Valido
Credits
© 2017 Priuli & Verlucca, editori
Scarmagno (TO)
P.Iva e Codice Fiscale: 00870160017
realizzato da Bielleweb
Dati fiscali societari
Privacy
Cookie Policy