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La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento

La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento

Con una appendice su magia, immaginario e superstizione

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato 14x21,5 cm, 208 pagine con inserto fotografico in b/n
ISBN 978-88-8068-436-7

PREMIO MARIO RIGONI STERN 2011
PREMIO ITAS 2010 - SEGNALATO DALLA GIURIA
Disponibile anche in lingua francese


 

Recensioni

  • Trentino
    Premio Rigoni Stern: tocca a Riva

  • L’Adige
    Premio «Rigoni Stern», nel 2012 sarà a Riva
  • Il Gazzettino
    Premiato ad Asiago un libro che sarebbe piaciuto a Rigoni Stern

  • bighunter.it
    Premio Rigoni Stern. Così Asiago ricorda l'amato scrittore e cacciatore
     
    Importanti nomi del mondo culturale italiano hanno presenziato alla consegna del primo premio letterario dedicato alla memoria di Mario Rigoni Stern, organizzata sabato scorso ad Asiago, cittadina natale del grande scrittore, dal Circolo Ars Venandi di Riva del Garda con la collaborazione, fra gli altri, della Federazione Italiana della Caccia.
     
    C'erano amici di vecchia data di Stern come i registi Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati, c'era il noto attore Marco Paolini, il politologo Ilvo Diamanti, l’armonizzatore e autore di canti di montagna Bepi de Marzi oltre che rappresentanti politico-istituzionali (tra cui il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dallai), il presidente di Federcaccia Gian Luca Dall’Olio e i familiari dello scrittore. La sala era gremita anche dei concittadini di Stern, che hanno risposto con entusiasmo all'invito.

    Per la sezione saggistica il premio è andato al valdostano Alexis Bétemps per il suo libro “La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento” (Edizioni Priuli & Verlucca). Si tratta di un premio unico nel panorama letterario italiano,  organizzato, come ha detto il figlio di Stern, Alberigo, per “tenere viva la sua etica, la sua morale, far memoria di idee e di valori” ma anche con l'idea, ha ricordato il promotore dell'iniziativa, Osvaldo Dongilli per valorizzare la ricchezza, anche linguistica (il premio è aperto a tutti gli idiomi delle alpi) di queste montagne, le sue tradizioni e la sua bellezza.

    I diversi interventi che sono seguiti hanno messo in luce ciò che era Mario Rigoni Stern, il suo universo di valori, il suo attaccamento per la montagna e per le cose semplici, nonché la sua figura di nobile cacciatore. A raccontarlo è stato il Professor Mario Isnenghi, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Venezia ed amico dello scrittore. “Il fatto che Mario fosse cacciatore – ha detto - potrà magari dispiacere ad alcuni. Ma era così. E, di fatto, tra i suoi racconti più belli ci sono proprio i racconti di caccia”. Quella caccia, ha spiegato, fatta di piccoli grandi insegnamenti fatti di lunghe attese e di impegno. 

  • Trentino
    Il «Rigoni Stern» all'etnografo valdostano Bétemps
  • La Vallée
    Assegnato ad Alexis Bétemps il Premio Mario Rigoni Stern

  • aostasera.it
    A Betemps il premio Rigoni Stern per la letteratura alpina
     
    Aosta - Lo studioso valdostano Alexis Betemps ha conquistato la giuria con un saggio basato su testimonianze orali riguardanti la vita negli alpeggi valdostani. Bétemps è stato premiato ad Asiago, terra natale dello scrittore.

    È Alexis Betemps, studioso ed autore valdostano, ad essersi aggiudicato il premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi nella sezione saggistica.La giuria del premio, intitolato alla memoria del grande scrittore italiano e amante delle montagne mancato nel 2008, e composta da Innocenzo Cipolleta, Ilvo Diamanti, Mario Isnenghi, Jon Mathieu, Giovanni Kezich e Gianni Rigoni Stern, ha deciso di assegnare il premio ad Alexis Bétemps per la sua opera, in italiano e francese, “La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento”, edita da Priuli & Verlucca.Il saggio è costruito sulle testimonianze orali inerenti la vita negli alpeggi valdostani, arricchite da approfondimenti tratti dal letteratura del tempo e da foto d'epoca degli archivi Avas e Brel.
    “Questa opera - si legge nella motivazione - descrive la cultura valdostana dell’allevamento e della monticazione in modo serio, competente, fattuale, sobrio e, in misura rilevante, nelle parole degli stessi protagonisti, secondo una limpida metodologia di assoluto rigore etnografico”.

    Ancora secondo la critica l’opera di Betemps “mette in evidenza l’universo dell’alpeggio, colto in tutti suoi aspetti – ivi inclusi quelli zootecnici, ecologici, tecno-caseari, socioeconomici e più schiettamente culturali e non manca di trasmettere l’intima poesia di un mondo alpino laborioso, ordinato e prospero pur nell’intrinseca modestia del suo apparato materiale, secondo una tematica che si ricollega naturalmente all’ispirazione più genuina della poetica di Mario Rigoni Stern”.

    L’autore valdostano è stato premiato ad Asiago, terra natale di Rigoni Stern, dal Presidente della Provincia autonoma del Trentino Lorenzo Dellai. “E’ stata un riconoscimento che mi ha davvero piacere, soprattutto leggendo le motivazioni ho capito che il libro l’hanno davvero letto” scherza Betemps.

    di Nathalie Grange


  • Vita Trentina
    Il libro

  • Vita Trentina
    Il "Rigoni Stern" in Val d’Aosta
  • cai.it
    Assegnato il premio Mario Rigoni Stern
     
    La giuria, composta da Innocenzo Cipolletta, Ilvo Diamanti, Mario Isnenghi, Jon Mathieu, Giovanni Kezich e Gianni Rigoni Stern, all’unanimità ha deciso di premiare Bétemps per questo suo saggio «che descrive – si legge nella motivazione – la cultura valdostana dell’allevamento e della monticazione in modo serio, competente, fattuale, sobrio e, in misura rilevante, nelle parole degli stessi protagonisti, secondo una metodologia di assoluto rigore etnografico». «Una tematica – sottolinea ancora la giuria – che si ricollega naturalmente all’ispirazione più genuina della poetica di Mario Rigoni Stern».

  • L’Adige
    Il «Rigoni Stern» al valdostano Betemps
  • Il giornale di Vicenza
    «Racconto una vita che non esiste più
  • Il giornale di Vicenza
    L’antica poesia degli alpeggi della Valle d’Aosta
  • Il Giornale di Vicenza
    Al valdostano Bétemps il premio Rigoni Stern
  • aidanews.it
    Alexis Bétemps primo vincitore del Rigoni Stern sul multilinguismo delle Alpi
     
    Venezia, 15 giugno 2011 (di A. Miatello). Il primo premio per “La letteratura multilingue delle Alpi “, intitolato a Mario Rigoni Stern, di cui ricorre domani (16 giugno) il terzo anniversario della morte verrà consegnato sabato 21 giugno presso il Palazzo del Turismo di Asiago, rinomato comune montano vicentino di 6.500 anime. Il premio è stato presentato ieri a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, con la presenza di Angelo Tabaro. Lo sostengono la Provincia Autonoma di Trento, i Comuni di Asiago e di Riva del Garda e la Cassa di Risparmio Veneta e quella di Trento e Bolzano (dello stesso gruppo bancario). Ma il merito di questa iniziativa è l’associazione “Ars Venandi” in ricordo della carica di presidente che Rigoni Stern aveva coperto per il premio “Giacomo Rosini” e appassionato cacciatore.
    Alla conferenza stampa erano presenti anche i figli dello scrittore Gianni e Alberico, che si sono dichiarati soddisfatti per la riuscita di questo concorso, abbastanza originale nel suo genere. 
Si tratta del primo appuntamento molto atteso. Il riconoscimento è, infatti, articolato in due momenti, ad anni alterni: ad Asiago si sceglierà il migliore saggio mentre a Riva del Garda (Trento) il migliore per la narrativa.  L'intenzione dei promotori è comunque rivolta verso la cultura della montagna e del multilinguismo, di cui Rigoni Stern è sempre stato un assiduo sostenitore. Il vincitore di questa prima edizione è Alexis Bétemps, noto linguista e etnologo valdostano, molto impegnato anche socialmente, autore de "La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento" in due versioni, italiana e francese, per i tipi di Priuli &Verlucca di Scarmagno (To). Il coordinatore della giuria Giovanni Kezich (con Innocenzo Cipolletta, Ilvo Diamanti, Mario Isnenghi e Jon Mathieu) ha sottolineato come il saggio "non manca di trasmettere l’intima poesia di un mondo alpino laborioso, ordinato e prospero" in consonanza con la poetica di Rigoni Stern. Al vincitore saranno consegnati 10.000 euro e una medaglia di Pino Guzzonato, grande amico di Rigoni Stern.
(Dal libro) "Le mucche di montagna, quelle che si abbarbicano alle pendici delle nostre Alpi Occidentali almeno, non sono come le altre, tutte uguali e anonime, perse nella notte o sepolte in una stalla. Prima di tutto hanno un nome. Le nostre mucche portano il nome di fiori, di frutti, di città del mondo, di colori, di mestieri. Nonostante le restrizioni relativamente recenti che impongono agli allevatori di dare nomi che iniziano con la stessa lettera ai vitelli nati nello stesso anno, la scelta del nome è ancora un momento importante e riflette la sensibilità e gli interessi del proprietario".
    Bastano queste righe del saggio di Bétemps per capire che ci troviamo di fronte ad un altro mondo, mai conosciuto ma che ci appartiene, molto di più di quello che oggi le TV ci hanno abituato nel riconoscere filo per segno le marche di scarpe da ginnastica, di telefonini e quant'altro. Ma poi anche le stalle che abbiamo nella nostra pianura con le mucche o i vitelli allineati e legati ad una catena d'acciaio sembrano dei lagher. "Prima che le ultime tracce dei conduttori d'alpeggio e della loro civiltà siano cancellate per sempre, fermiamoci un istante per meglio comprendere l'immenso patrimonio culturale tramandato da queste comunità che per generazzioni hanno abitato, gestito, modificato e animato gli alti pascoli alpini".

  • Corriere dell'Alto Adige
    Alpeggi
    Premio Rigoni Stern, vince il saggio di Alexis Bétemps. Lo scrittore: ho raccontato i valori della vita in malga.

  • Corriere dell’Alto Adige
    Alpeggi
  • ansa.it
    Premi: a Betemps 1/a edizione del 'Mario Rigoni Stern
     
    (ANSA) - VENEZIA, 14 GIU - E' stata assegnata al valdostano Alexis Betemps la prima edizione del Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi, sezione saggistica, per l'opera ''La vita negli alpeggi valdostani nella prima meta' del Novecento'' (Ed. Priuli & Verlucca, 2009). Il nome del vincitore e' stato reso noto oggi a Palazzo Balbi, sede della giunta regionale del Veneto. Erano presenti, tra gli altri, i figli di Mario Rigoni Stern, Gianni e Alberico. (ANSA).

  • Corriere del Trentino
    Alpeggi
  • Corriere del Trentino
    Alpeggi
    Premio Rigoni Stern, vince il saggio di Alexis Bétemps. Lo scrittore: ho raccontato i valori della vita in malga.

  • Il Gazzettino
    Bétemps, la poesia del mondo alpino

  • La Vallée notizie
    Alex Bétemps premiato al concorso francoprovenzale di coumboscuro

    Si è svolta sabato scorso, 20 novembre, a Coumboscuro in valle Grana la premiazione del concorso «Uno terro uno lengo un pople 2010 - il tuo paese nella tua lingua» , con una alta partecipazione di pubblico, giunto dalla Valle d’Aosta, dalle valli del torinese e del cuneese. Ospite d’onore, accompagnato da Gherardo Priuli delle edizioni Priuli & Verlucca, Alexis Bétemps, vincitore del «Premio all’ opera» con il libro «La vita negli alpeggi valdostanÌ», ricerca etnolinguistica sulle alte terre di parlata fran coprovenzale. Premiato nella sezione vi deo anche il regista valdostano Michelangelo Buffa per il documentario in lingua francoprovenzale «L’al pino Fedele».

  • La Stampa
    L’informatico-poeta gran laureato al concorso in lingua provenzale
    Monterosso Grana. Tutti i vincitori di «Uno terro uno lengo, un pople»
    Un pomeriggio di parole,musica e immagini quello che sabato ha caratterizzato la premiazione del concorso «Uno terro, uno lengo, un pople», a Sancto Lucìo de Coumboscuro. Gran laureato Albino Barrel, programmatore informatico e poeta dellaVal Stura. Ospite d’onore, accompagnato da Gherardo Priuli della Priuli & Verlucca, il ricercatoreAlexis Bétemps, vincitore della sezione opere in lingua francoprovenzale. Gli altri premiati. Sezione poesia: scuola di Festiona, Tiziana Gallian, Gabriele Pastre, Piera Camaglio, Rina Marro Bottero, Irene Rosso e Tiziana Raina. Prosa: Mario Fantino Griét, Laura Giordano,Giovanni Martini. Musica e parole: scuola di Prarostino, scuola di Luserna San Giovanni, Barbara Soldà, Luca Poetto, Bernard Jean Luc e Christophe. Cinema: plesso scolastico di Sampeyre, i registi Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino; Michelangelo Buffa. Infine il premio all’opera in lingua provenzale di LuciaAbello.

  • Giovane montagna
    La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento
    Il volume di Alexis Bètemps scopre un mondo che oggi, per la maggior parte delle persona, è scomparso e in ogni caso sconosciuto. È quello della vita negli alpeggi di montagna che l’autore descrive riferendosi alla Val d’Aosta nella prima metà del novecento. L’antropizzazione progressiva delle Alpi da parte dei montanari risale alla prima metà dell’ottocento ma l’utilizzo delle aree montane in modo razionale e ordinato è della prima metà del novecento. L’alpeggio era una vera e propria emigrazione stagionale che comportava il trasferimento alle quote alte degli animali, di intere famiglie e di aiutanti assunti per quel periodo chiamati arpian. Lo spostamento delle mucche all’alpeggio avveniva a piedi ed era concentrato tradizionalmente tra il 15 e il 29 giugno, periodo nel quale erano ricordati San Bernardo il 15, San Giovanni il 24 e San Pietro il 29. Solo in poche località le date erano diverse, più per antiche consuetudini che per necessità oggettive. Oggi il trasporto delle mucche avviene utilizzando autocarri ma lo spostamento implicava anche il trasferimento di tutto ciò che era necessario per la vita dell ‘ intera famiglia. La casa che veniva abitata non disponeva delle comodità delle abitazioni lasciate pur per periodi brevi nel fondo valle, tuttavia la vita familiare delle persone adulte e dei bambini conservava la sua unità e per i protagonisti un ricordo duraturo. Le abitazioni utilizzate per l’alpeggio erano come seconde case, isolate o costituite in piccoli villaggi, riproducendo in tale modo la vita condotta nella residenza abituale. Assieme alle mandrie di mucche salivano all’alpeggio capre, pecore e maiali. La permanenza in alpeggio durava circa tre mesi e la sua conclusione implicava una serie di operazioni abbastanza lunghe per la pulizia delle abitazioni, delle stalle in modo da garantirne la migliore conservazione nel periodo invernale che sarebbe iniziato di lì a poco. Interessante è ricordare che tutti i vani venivano chiusi a chiave mentre nelle stalle la porta restava accostata per consentire ai cacciatori di entrare e dormire. Il volume si conclude con alcune note riguardanti la magia, l’immaginario e la superstizione negli alpeggi d’Autan. Sono pagine che completano la descrizione dell’alpeggio e della vita dei montanari nell’ambito della magia e comunque al di fuori della razionalità. L’autore ha trattato in modo completo l’argomento nei suoi aspetti significativi ed anche di dettaglio. La parte storica appare di notevole importanza e delinea chiaramente le conseguenze economiche dovute al mutare dei criteri normativi che regolavano da secoli una attività che per la montagna è stata sempre di elevata importanza. L’iconografia descrive il lavoro nell’alpeggio con immagini riprese tra il 1930 e 1970; una documentazione che permette di capire meglio la vita dell’ epoca. Oreste Valdinoci

  • ITAS 2010
    La vita negli alpeggi valdostani
  • La Vallée
    Assegnati i Prix René Willen
  • Le Peuple Valdotain
    16ème édition du Prix littéraire René Willien
    La maison Priuli & Verlucca remporte le premier prix

  • Il Corriere del Verbano
    Vita d'alpeggio tra Val d'Aosta, Insubria, Bergamasca

  • La Vallée
    «La vita negli alpeggi valdostani» affascinante libro di Alexis Bétemps
  • Avvenire (Agorà)
    Campanacci, il concerto delle mucche
  • La Stampa
    Storie degli alpeggi salvate dall’oblio
    Lancia un appello Alexis Bétemps, presidente del Centro Studi francoprovenzali di Saint-Nicolas. «Prima che le ultime tracce dei conduttori d’alpeggio e della loro civiltà siano cancellate per sempre, fermiamoci un istante per meglio comprendere l’immenso patrimonio culturale tramandato da queste comunità che per generazioni hanno abitato, gestito, modificato e animato gli alti pascoli alpini». E lo fa attraverso un libro, edito da Priuli & Verlucca, «La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento».Non una mera storia tratta da documenti, ma un viaggio alla ricerca di testimoni, contadini nati prima del 1950, profondi conoscitori della vita d’alpeggio (prima dei cambiamenti dell’ultimo mezzo secolo) perché l’hanno vissuta in prima persona. Ne emerge uno spaccato di vita quotidiana che si differenzia da ogni altro. Cominciando dalle mucche, non uguali o anonime, ma con un nome, indice di una personalità ben definita. «Il pastore parlava con loro come un essere umano, a loro raccontava le sue gioie e i suoi dispiaceri, nei lunghi mesi estivi di solitudine sui pascoli alpini – scrive Bétemps -. E il ricordo delle “mucche speciali” rimaneva vivo ben dopo che il loro destino finale si era concretizzato in un bollito domenicale». Un tempo tutti erano allevatori, ma non tutti erano conduttori d’alpeggi. Affidavano, allora, il loro bestiame ai conduttori, dopo che i prati in basso erano stati brucati. «Più mucche c’erano, più personale occorreva – continua Betemps -. Venivano assunti gli “arpiàn” a fare la stagione, che durava dalla festa di San Bernardo alla festa di San Michele, cento giorni in cui il ritmo di lavoro era intenso». E adesso come allora il lavoro era ben pagato, anche se «si ha l’impressione di guadagnare tanto, ma in fondo corrisponde al prezzo di due mucche. Il primo anno che ho lavorato all’alpeggio per tutta l’estate (1931) ho guadagnato 800 lire e, nello stesso anno, abbiamo venduto due manze alla fiera per 900 lire» ricorda un arpiàn. Il racconto si snoda, agile e ricco di informazioni, lungo 200 pagine, avvincenti come un romanzo d’altri tempi. Lo stile di vita che emerge sembra lontano secoli, in realtà è dietro l’angolo e appartiene alla memoria storica collettiva.


Nel corso dei secoli l'alpeggio, è stato il perno dell'economia alpina, dove l’autoconsumo rappresentava la norma, senza per questo essere lontano dalle grandi correnti commerciali. In gran parte delle Alpi occidentali, al di là delle frontiere politiche, il termine montagna indicava anche – diciamo soprattutto – l’alpeggio, l’alta montagna umanizzata. L'alpeggio era la montagna per eccellenza. Si cerca pertanto di comprendere l'origine, l'organizzazione, l'originalità, il quotidiano, l'immenso patrimonio culturale tramandato da queste comunità che per generazioni hanno abitato, gestito, modificato e animato gli alti pascoli alpini.

Sommario

La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del novecento

Ringraziamenti

Lo spazio da nominare e lo spazio nominato

La colonizzazione dei pendii

La scelta dell’allevamento

Il paesaggio colturale

La cooperazione

L'emigrazione stagionale

Ragioni e obiettivi della ricerca

La mucca

Le razze bovine

La locazione del bestiame

Gli arpiàn

Il salario degli arpiàn

L'alpeggio a gestione famigliare

La casa d’alpeggio

Il corredo dell’arpiàn

La religiosità

La festa all’alpeggio

L'illuminazione

Il sistema di proprietà

La proprietà consortile: i diritti e i doveri

Le consorterie d'alpeggi e i loro regolamenti

Le ultime evoluzioni del sistema

La proprietà comunale

La monticazione

I primi combattimenti

La monticazione oggigiorno

Il riposo degli arpiàn

La mungitura

La modernizzazione nella mungitura

La pesatura del latte

Il pastore e l'erba

Il pastore e la mucca

I tipi di campanaccio

L'uso dei campanacci

La storia dei campanacci

I fabbricanti attuali

I campanacci

Le qualità dei campanacci

L'utilità dei campanacci

La qualità del suono

La mucca e il suo campanaccio

La decorazione delle campane

Le collezioni di campanacci

Un nuovo destino per i campanacci?

Il pastore e le malattie delle mucche

Il chirurgo all'alpeggio

I cani pastore

La stalla

La fabbricazione del burro

I pani di burro

Il formaggio e la fontina

Il casaro e il primo pastore

La cagliata e il caglio

La legna e il fuoco

Il letame e il fuoco

Il préi o motta

La cantina per i formaggi

Il trasporto dei formaggi

La fontina oggi: i fermenti

Il foraggio

Varietà di formaggi

Il bon-é o azì

Il sérac

La conservazione del sérac

La recuite

Il sòoudjéi

L'éviòou

Il tchitto o bouébo o caoula

Il saillòou

Il cibo

I vitelli e le manze

I tori

Le capre

Capre e caprai

Le pecore

Le pecore e le mucche

I maiali

La demonticazione

I bosquet delle regine

La festa della dezarpa

Appendice

Magia, immaginario e superstizione negli alpeggi d’antan

I protagonisti, i luoghi e i periodi propizi

L'alpeggio, luogo magico

Le fate

I draghi Gli spiriti maligni

Gli incontri

Le anime in pena

I pastori dai poteri magici

La magia dell’autunno e i poteri del saillòou

Storie di cacciatori

La sfida temeraria

La sinagoga

Magia e uomini

Bibliografia

Testimoni

 
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