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Milano 360°

Milano 360°

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato cm 34,5x31 con 57 fotografie che si aprono a 2, 4, 6 ante fino a 2 metri di lunghezza.Testi in italiano e inglese. Didascalie in italiano, inglese, francese e tedesco.
ISBN 978-88-8068-501-2
Nuova edizione

 

Estratti



Non so se la gente va ancora in «viaggio di nozze». Quando ero ragazzo io, negli anni ’30, avevo tantissimi cugini e cugine (perché avevo tanti zii e zie). Ogni momento c’era un matrimonio, e arrivavano le cartoline: da Venezia, da Firenze, da Roma. Da Milano, mai. Negli anni ’40 ho cominciato a studiare, a scuola, secondo i programmi ministeriali, la Storia dell’Arte. Succedeva tutto fra Venezia, Firenze e Roma. Negli anni ’50 ho cominciato a veder fare, e a fare un po’ anch’io, del turismo. Stesse mete, e Milano niente. Eppure le guide del Touring Club dedicano più pagine a Milano che a Venezia e a Firenze, poco meno pagine che a Roma. Che strano. Negli anni ’60 sono venuto a lavorare e vivere a Milano e pian piano credo di aver cominciato a capire qualcosa.
Milano va bene per lavorarci. Tutti d’accordo, se han voglia di lavorare. Milano va bene per viverci. Tutti d’accordo, se han provato a vivere a Milano e sono in grado di fare il confronto con altre città. Milano va bene anche per passeggiare e guardarsi attorno: va bene per fare del «turismo stanziale». Questa può sembrare un’idea balorda, una contraddizione in termini, un ossimoro (si dice così). Cercherò di spiegarmi. Dirò delle cose che ho già cercato di dire in un’intervista concessa al mensile «Weekend & Viaggi» nel febbraio dell’88. Il direttore di tale mensile, Ettore Mazzotti, di viaggi e di turismo se ne intende. Gli è sembrato che la mia idea di «turismo stanziale» meritasse di essere conosciuta e meditata. C’entra con Milano più che con altre città. È un’idea profondamente milanese.

Il turista stanziale è una persona che privilegia il viaggio a piedi, lungo le strade e le piazze della sua città, provando piacere a muoversi fra persone e cose familiari, le case degli amici e dei parenti, le botteghe dei fornitori. Egli segue questo decalogo.
 
Primo. Il turismo stanziale si può fare solo nella propria città. L’ideale sarebbe nascere e raggiungere una serena vecchiaia sempre nello stesso posto, ma se ti comporti bene, dopo pochi anni o lustri o decenni la città in cui vivi può diventare la tua città, come se fosse la tua città natale.
 
Secondo. La città è il centro storico. Le periferie sono cose orrende e si assomigliano tutte. Devi procurarti una eccellente piantina del centro storico d’oggi.
 
Terzo. Devi percorrere a piedi il centro storico tante volte da poterci girare a occhi chiusi. È un modo di dire: starai sempre con gli occhi ben aperti. Una stessa strada va percorsa in un senso e nell’altro, stando prima su un marciapiedi e poi sull’altro, guardando una volta portoni e vetrine, una volta i piani superiori, una volta il cielo; piú volte a seconda delle stagioni. Fabrizia Gianni ha scritto un libro intitolato Via per via gli alberi di Milano. Gli alberi cambiano, a seconda delle stagioni; anche a Milano ci sono alberi. Ce ne sono centosessantamila. Ce ne sono due anche in piazza del Duomo, nascosti dietro le absidi. Sono magnolie. Ma un francese, forse Georges Perec, o un suo amico, ha scritto un libro sulle erbe erbacce muschi e licheni di Parigi. Sulla piantina del centro storico della tua città, segna con un pennarello giallo le strade che conosci (o credi di conoscere), e pian piano cerca di assimilare quelle sconosciute.
[…]
 
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