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Novecento

Novecento

Autobiografia di una maestra di montagna nata con il secolo

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato cm 17,5x25 pagine 160
ISBN 978-88-8068-456-5
 

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    Trinità di Demonte inizio ’900

    Maria Bonato Calandri è maestra nata nel 1900. La sua infanzia cuneese la passa nei colleggi, perché giovane orfana. Maestra, ottiene l’incarico nella sperduta frazione di Trinità di Demonte, vallone dell’Arma. Prende in mano il destino di quella scuola montana, che da rurale si trasforma in statale. Di insegnamento si parla in questo bel volume. Ma soprattutto ciò che traspare dalle pagine fitte della Calandri, è la restituzione di un mondo alpino, ritratto tra vicende personali e vita di paese, ferma ed inconsapevole coscienza di comunità, che teneva insieme i più sperduti territori alpini. E la maestra ne è figura protagonista ed osservatrice privilegiata: “L’ho portato e lo porto nel cuore questo pezzo di terra, assieme alla sua gente, assieme alla montagna. A cui qualcuno vorrebbe guardare solo come a un campo sportivo, e che deve invece essere valorizzata, perché la vita vi sia facile e i suoi abitanti non pensino più ad abbandonarla “. Pensieri attuali di una maestra nel “novecento”.

Estratti



Maria Bonato Calandri è nata nel 1900. Rimasta orfana a tre anni, passa l’infanzia in collegio dove studia e si diploma maestra. Giovanissima, inizia a insegnare nella scuola elementare di Trinità, un piccolo paese delle montagne cuneesi. Nelle pagine di questo racconto autobiografico, scritto negli anni Cinquanta in età matura, emergono tutti i passaggi esistenziali di chi ha attraversato la prima metà del Novecento tra i fatti minimi del villaggio e la grande Storia, che con due guerre mondiali ha spazzato via un mondo fatto ancora di paradigmi antichi. Commuove il rapporto della giovane con il torrente locale – il Kant –, che partecipa con il suo mormorìo, il suo canto, il suo fragore, ai momenti più significativi della vita di questa giovane donna. Tenerissimi i brani che la calano nei riferimenti etici della sua epoca: Dio, Patria, Onestà, Morale, Amicizia, Pietà. Nelle sue pagine poi, l’alpino – difensore e sentinella della Patria e uomo della montagna – assurge a simbolo quasi metafisico dell’alpe. Con un ufficiale degli alpini convolerà a nozze e con lui percorrerà la strada più buia e più stretta del secolo passato, in una seconda guerra che l’autrice più non accetterà con lo spirito di giovane maestra innamorata della vita. Il ritorno a Trinità, negli anni del dopoguerra, il non ritrovare gli affetti e le persone care, toccano nella parola scritta i più alti momenti del commiato, limpida metafora dell’esperire umano.
 
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