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Oltre la montagna

Oltre la montagna

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori. Formato cm 14x21,5, circa 368 pagine con inserto fotografico.
ISBN 978-88-8068-721-4
Prefazione di Reinhold Messner
NUOVA EDIZIONE

 

Recensioni

  • Il Manifesto
    Oltre la montagna

  • NotiziarioCDP
    Oltre la montagna
  • discoveryalps.it
    Alpinismo, serata con Steve House a Courmayeur
     
    Steve House sabato 13 agosto alle 21 al Jardin de l'Ange di Courmayeur per il ciclo “Storie di montagna” serate alpinistiche presentate da Vinicio Stefanello, organizzate  dal Comune di Courmayeur e Grivel.

    Steve House, l'alpinista che in questi ultimi anni ha più di ogni altro ispirato e motivato lo “stile alpino” in Himalaya, è nato nel 1970 in Oregon. Laureato in scienze dell'ecologia, arriva alla notorietà con l’ascensione in solitaria del K7, nel 2004 e nel 2007 è consacrato con il Piolet d’or per la prima salita del pilastro centrale dell'immensa parete Rupal del Nanga Parbat.

    La sua “formazione alpinistica” comincia sulle Alpi durante un soggiorno di studio in Slovenia e con un gruppo di scalatori sloveni ha anche il primo approccio himalayano, proprio sul Nanga Parbat. Continua sulle montagne dell'Alaska e sulle Canadian Rockies e in Alaska sul McKinley, a 25 anni, apre una delle sue vie più notevoli, ripetendosi con altri due nuovi itinerari nel 1996 e nel 1997. Non è possibile elencare tutte le salite di rilievo prima della sua esplosione internazionale, ma non si possono tralasciare la difficile nuova via sul Monte Bradley, aperta in tre giorni nel 1998, con Mark Twight e Jonny Blitz e la salità in 60 ore della Diretta slovacca al McKinley nel 2000, con Mark Twight e Scott Backes. Riguardo alla velocità, sono da citare la “corsa” con Rolando Garibotti, lungo la “Cresta infinita” del Mount Foraker: 25 ore al posto dei 7 giorni normalmente impiegati, e l’ascensione del Cho Oyu in 27 ore, dal campo base alla cima e ritorno.

    Il percorso di formazione e crescita lo ha portato nel 2004 all’exploit sulla parete Sud Ovest del K7, in puro stile alpino. Su questa montagna pachistana nella Charakusa Valley, Steve House fece tre tentativi prima di coronare il suo sogno: «Ma ogni volta sono arrivato più vicino alla cima – ha dichiarato -  perché ogni volta ho imparato qualcosa di più». L’impresa gli fruttò solo, e non senza polemiche, il Piolet d'Or del pubblico per la migliore realizzazione dell'anno. Nel 2006 era di nuovo in Himalaya, con meta la parete Rupal del Nanga Parbat, da affrontare con Vicent Anderson, l'amico di sempre. La loro ascensione, in sette giorni, è la terza su quella parete e la prima in stile alpino e il suo valore è stato  riconosciuto con il Piolet d’or 2007.  

    Per Steve House il Nanga Parbat non è però un punto d’arrivo, ma parte del viaggio alla ricerca di se attraverso la montagna e l’alpinismo come ha raccontato nel libro autobiografico “Oltre la montagna”, pubblicato lo scorso anno in italiano da Priuli & Verlucca, e come racconterà nella serata di Courmayeur.

    a cura di Oriana Pecchio

  • La Vallée Notizie
    Steve House a Courmayeur, alpinista che sfida l'orologio
  • La Stampa
    L’alpinista che non sale in cattedra
    Ci sono libri che vanno letti e basta. Non si riassumono, non si sintetizzano. È il caso di «Oltre la montagna» di Steve House, «il miglior alpinista d’alta quota al mondo d’oggi», secondo Reinhold Messner che firma la prefazione. Racconta di sé, della montagna, di paure, innamoramenti e passioni. Di una vita senza mezze misure. Pagina 319, dall’epilogo: «Abbandonata una carriera scientifica in fase di maturazione, ho scelto di diventare guida alpina. Ho dormito nei furgoni, squattrinato e affamato prendevo stanza in alberghi che non conoscevo, mi ordinavo il pranzo in camera, sgattaiolavo nel buio alle quattro del mattino, [...]. Non sono mai stato padre. Ho bruciato nel fuoco delle mie emozioni fino a restare privo delle riserve necessarie per un matrimonio. Migliaia e migliaia di ore le ho trascorse ad allenarmi: trekking, corsa, scatti, in salita trascinandomi venti chili d’acqua, bici, sci, pesi, salti. Ho scalato, scalato e scalato ancora. Mi sono spinto fino al mio limite e oltre. Ho provato il piacere perverso nel dedicare la vita a uno sport dove solo pochi sopravvivono». Un libro senza paure, senza soste. Così sincero da lasciare turbati.

  • Le Alpi venete
    Oltre la montagna
    Pochi Autori possono vantare in copertina tante referenze come Steve House. Una lusinghiera prefazione di Reinhold Messner (“ ... questo alpinista oggi tra i migliori del mondo ... prosegue nel solco di Mummery, Bonatti e Robbins”), poi, in quarta di copertina dichiarazioni di Yvon Chouinard, di Michael Kennedy (caporedattore di Alpinist) e dello scrittore/regista Rick Ridgeway.ln effetti House, oltre ad accreditarsi per le sue salite estreme ad alta quota sulle montagne di mezzo mondo, si è imposto per l’etica, la trasparenza delle linee aperte, l’illuminante stile alpino con cui risolve problemi di ineludibile difficoltà. Ma altrettanto è grande come scrittore. Lui nel Prologo candidamente esordisce “Narrare storie non è il mio mestiere”. Magari oggi ce ne fossero un paio in più di simili scrittori! Riempie pagine e pagine con quel suo conversare in modo rettilineo, scarno, insistente sempre in due direzioni: in positivo ed in negativo, inglobandovi i propri umani limiti, le sfasature, i sentimenti che non riesce a capire fino in fondo, i bui della coscienza. Ecco allora che la sua interpretazione la si trova incorniciata in un affascinante mélange fortemente connotato. Un personaggio-tipo certamente e nello stesso tempo del tutto “identico” a quello che una sera chiunque di noi potrebbe incontrare davanti al focolare d’un qualsiasi rifugio o un pomeriggio lungo un viottolo d’una qualsiasi montagna. Altrettanto certamente però il sostrato del suo raccontare è un documento/memoriale eccezionale, dove si profilano situazioni dinamicamente “anormali”, vicende millimetricamente svelate che paiono quasi irreali. E quello che, alla fin fine, stupisce è l’assenza totale d’ogni retorica, della solita mania di autobiografarsi per impartire lezioni, di dogmatizzare il proprio fare ed il proprio vivere. Per cui ne consegue che il testo diventa un affascinante elemento di letteratura di montagna. Quella letteratura spesso denegata o che alcuni proclamano che nemmeno esista.

  • Alp
    Steve House: siamo solo le nostre conquiste?

  • La Cronaca di Piacenza
    Libri di vetta

    Fresco di stampa anche un altro libro dedicato ad un grandissimo dell’alpinismo: Steve House, il quale, grazie all’editore Priuli e Verlucca, ci propone “Oltre la montagna”: come si diventa uno dei migliori alpinisti d’alta quota al mondo? Bisogna trovare fondi per una spedizione, attraversare alcuni tra i più pericolosi paesi della terra, sopravvivere a bivacchi glaciali, alla bruciante agonia dei propri polmoni, alla torbidezza della propria mente, se ancora se ne disponga. Significa apprendere le dure lezioni che impartiscono le montagne. Steve House ha costruito il proprio nome lungo salite nelle Alpi, nelle catene montuose di Canada e Alaska, Karakorum e Himalaya, capaci di espandere gli orizzonti dello stile, della velocità e delle difficoltà. Nel 2005, in cordata con Vince Anderson, Steve ha aperto una nuova via diretta lungo il versante Rupal del Nanga Parbat (8125 m) mai salito prima in stile alpino. Si è trattata della terza ascensione della parete, impresa insignita con il primo Piolet d’Or (Piccozza d’Oro) assegnato a una cordata nordamericana. Affascinante e raffinato narratore, Steve House prosegue nel solco di Maurice Herzog e Lionel Terray. “Oltre la montagna” è una lettura avvincente destinata a divenire un classico nella letteratura del settore. Un’opera che scandaglia temi che accomunano l’esistenza di tutti noi, alpinisti e non - fiducia e sodalizio, successo e insuccesso, obiettivi da raggiungere, mentori ed eroi - accanto alla narrazione dell’acuita esperienza dell’alpinista di fronte al rischio e alla perdita dei suoi amici.

  • Corriere della Sera
    L’alpinista Steve House in sala allo Spazio Apollo
  • La Valsusa
    Per gli amanti della montagna, due libri doc

    Due libri dedicati al mondo della montagna editi da Priuli e Verlucca, per la collana “Campo/ quattro”: “Colpevole di alpinismo”( 347 pagine, 18 euro), scritto da Denis Urubko: uno dei più grandi interpreti dell’alpinismo mondiale per la tipologia e la difficoltà delle sue salite realizzate in puro stile alpino. Fuoriclasse di origini russe, dopo una prima forte passione per il teatro e la recitazione, Urubko si forma alpinisticamente sulle montagne del Caucaso, severe selvagge e difficilmente accessibili, poi nell’isola di Sachalin e infine si trasferisce in Kazakistan nel 1993, inseguendo un sogno. All’arrivo della cartolina militare, disertore in patria ed esule in Kazakistan, Urubko cerca di entrare a fare parte del gruppo sportivo dell’esercito kazako, noto per essere l’unico reparto d’alpinismo di tutta l’ex Unione Sovietica. Vive momenti molto difficili - economicamente e personalmente - prima di riuscire a ottenere il permesso di residenza, essere infine arruolato e dedicarsi a tempo pieno all’alpinismo. In questo libro la brillante penna di Urubko ci racconta le sue prime grandi imprese, per lo più salite solitarie e in velocità, nei territori dell’ex Unione Sovietica, in ambienti molto selvaggi, poco frequentati, dove le temperature scendono fino a decine di gradi sotto lo zero: Teatro di queste ascensioni sono montagne come il Belucha 4506 m (Altaj, Siberia meridionale), il Khan-Tengri 7010 m (Tien Shan, la montagna più alta del Kazakistan) la Kljucevskaja sopra 4850’ m (il più alto di tutti i vulcani della penisola Kamcatka), il Pik Ordzonikidze 4410 m e il Pik Majakovskij 4208 m (altre montagne del Tien Shan). , . Il racconto e caratterizzato dal continuo inseguimento dei suoi sogni, per vivere una vita in cui si mescolano ambizione, idealismo e concretezza. Il risultato è una prosa spesso assai intensa, in ogni caso sempre scorrevole intima e riflessiva, punteggiata da un fine e caratteristico umorismo. Dopo la lettura di questo libro, come per lo humor inglese, potremo parlare di umorismo « russo». Un altro libro da non perdere è “Oltre la montagna” di Steve House (350 pagine, 18 euro): un’opera rivolta a temi che accomunano l’esistenza di tutti noi, alpinisti e non - fiducia e sodalizio, successo e insuccesso, obiettivi da raggiungere, mentori ~d eroi - accanto alla narrazione dell’acuita esperienza dell’alpinista di fronte al rischio e alla perdita dei suoi amici. Oltre la montagna è una finestra su un uomo intento a dare il meglio di se stesso. Reinhold Messner definisce Steve House il migliore alpinista d’alta quota al mondo d’oggi, un onore che egli declina. «Sentirsi chiamare il “migliore” - dice Steve - mi mette profondamente a disagio. L’alpinismo è troppo complesso per essere costretto  entro i  termini di una gara. È semplicemente qualcosa che non si presta ad alcun raffronto. Scalare riguarda il processo, non il raggiungimento».

  • Trentino
    House, nella scalata non conta il traguardo

  • discoveryalps.it
    Oltre la Montagna, il nuovo libro di Steve House

    Leggi la recensione originale sul sito discoveryalps.it

    “Ammiro Steve House per come affronta le montagne. Passo dopo passo egli è giunto là dove la sua bravura lo ha condotto: dal mio punto di vista , ai vertici dell’alpinismo”. Con questa introduzione  di Reinhold Messner si apre Oltre la montagna, l’autobiografia dell’alpinista americano dai primi timidi esordi e dalle prime esperienze in spedizione, fino alla straordinaria   impresa con Vince Anderson sul versante Rupal del Nanga Parbat del 2005.

    Ma Steve è ben lontano dal  descriversi come un super uomo: “Sentirsi chiamare il migliore, dice, mi mette profondamente a disagio”; ed  infatti accanto al percorso di crescita alpinistica che lo  porta ad innalzare in maniera impressionante il proprio livello prima sulle Alpi, poi in Canada ed Alaska per arrivare al Karakorum e all’Himalaya, egli si confronta anche con tematiche che riguardano la vita di tutti noi, alpinisti e non: successo, insuccesso, amicizia,legami affettivi, progetti ed obiettivi da raggiungere.

    Il vero obbiettivo di House è però lo stile, in deciso contrasto con le spedizioni commerciali e lo stile “assedio”, ed il suo messaggio a tal proposito è ben  chiaro: “Più semplici rendiamo le cose, più ricca si fa l’esperienza, ma solo se non ci fermiamo, se proviamo, se rischiamo, in particolar  modo quando perdiamo. Perdere fa parte del processo di apprendimento. Sono le sconfitte ad arricchirci maggiormente”.

    Oltre la montagna è il racconto  di un vero innovatore, di un visionario, e a ragione merita di divenire un classico della letteratura di montagna.


  • La Regione Ticino
    La vetta e oltre

    Steve House è un fortissimo alpinista americano, uno dei più forti al mondo. Non lo è altrettanto come scrittore, ma il suo Oltre la montagna (tradotto da Antonella Cicogna per Priuli&Verlucca; pagine 352; 18,60 euro) merita di essere letto e – perché no? – discusso. House è noto a chi frequenta le cronache alpinistiche per le sue salite durissime, talvolta solitarie e con uno stile quanto più “pulito” si possa immaginare oggi. Dall’Alaska, al Karakorum, fino alla sua montagna feticcio, quel Nanga Parbat (m 8.125) sul cui versante Rupal ha tracciato una via nuova insieme a Vince Anderson, in perfetto stile alpino, definitiva consacrazione della sua grandezza. Ed è appunto il Nanga Parbat a sigillare la struttura circolare del libro: da quella montagna si parte (da un tentativo fallito) e a quella montagna si tornerà dopo una sorta di lunghissimo flash back. Di mezzo ci sono avventure, persone, scoperte, cambi di passo e di amore, e forse qualche pesantezza del racconto. Alla quinta descrizione della punta di un rampone che gratta la roccia; di uno knifeblade, un chiodo a lama per le fessure più sottili, che rischia di sfuggire; dopo l’ennesimo improbabile dialogo che sembra prelevato da una sceneggiatura di scarso valore più che da un ricordo (comico, involontariamente surreale, quello con i genitori incontrati a Chamonix); dopo tutto ciò viene da chiedersi se l’editor sia intervenuto troppo pesantemente, rendendo artificioso ciò che meritava di restare nature; o troppo poco, consentendo a House di credersi bravo a scrivere quanto a scalare, scivolando sul facile. E comunque alla fine di certe pagine uno fa: Steve, e allora? Ma è ben vero che si può leggere il suo libro per ciò che in fondo vuole essere: il racconto che un giovane uomo fa di sé e degli anni decisivi per la sua formazione. Ed ha ragione Reinhold Messner nell’indicare la caratura speciale di questo alpinista, che “in un’epoca in cui tutti salgono l’Everest, scala le vie giuste sulle montagne giuste”. Perché è indubbio che la ricerca di House è oggi una delle poche a indicare lo spazio ricchissimo che ancora si apre a un alpinismo capace di rispondere con un’alzata di spalle alla blandizie del facile successo mediatico assicurato, ad esempio, dalla collezione di Ottomila. È questo che ha portato House a salire (e tracciare) alcune delle vie più difficili al mondo in alta quota. A rischiare di lasciarvi la vita, anche; e se non proprio la vita, almeno una bella fetta di ego. Ma succede, quando si mira al sé. Con tutte le riserve del caso, bisogna dire che il libro cresce avanzando di pagina in pagina. E non solo per il prevedibile climax determinato dalla narrazione della salita che lo corona. Cresce piuttosto il peso specifico di quanto House va raccontando. Come se, vinto il drago, guardata negli occhi la propria ossessione, nominate correttamente le proprie nevrosi (“sono disposto, mi costringo persino, a dedicare tutto il mio tempo e la mia energia alla scalata, ma non sono capace, o non sono disposto a fare lo stesso per una compagna o una moglie”, chiaro, no?) si trovino finalmente le parole giuste. “Arrivare in cima al Nanga Parbat ci ha spogliato di tutto, consegnadoci all’essenza primitiva di noi stessi. Ora, ogni passo di questa discesa è un lasciare andare a briglia sciolta questo stato di primordialità. Sono totalmente immerso nel dolore”. Si può forse dire che la salita del Nanga Parbat è il sigillo alla prima parte di una sua ipotetica autobiografia. Per chi è abituato a cercare nel limite la propria dimora non sarà facile aggiornare la propria vita allo standard che si è scelto. Ma a House, notoriamente, le cose facili non dicono nulla... Fa, insegna nel suo fare, e impara. Come un certo giorno sulla nord del Mount Alberta, Canada, dopo l’esperienza del Nanga Parbat, quando vede il suo amico Vince Anderson spalare la neve da una cengia per ricavarne una piazzola e cedergliela per il bivacco. House si stupisce e glielo dice. “Quando glielo faccio notare lui mi guarda: «Ho fatto ben di più per gente che contava tanto di meno»”. Se questa non è una lezione...

  • Tuttolibri
    In su la cima ma con fantasia
    Di limite si parla in numerosi ambiti: dall’ecologia all’economia, dalla filosofia alla scienza. Ma pare più difficile applicare questi discorsi ad un’attività che trae il proprio senso proprio dal superamento delle possibilità umane.
    È invece la letteratura di genere a rivelarci quell’alpinismo di ricerca fatto di avventura e fantasia con un uso minimo di mezzi artificiali su pareti vergini. Il principale rappresentante di questa scuola è l’americano Steve House, autore di Oltre la montagna, una completa e appassionante autobiografia alpinistica in cui l’autore, ancora in attività, ripercorre la propria vita attraverso le sue più significative salite, senza tralasciare le tappe di un’esistenza che, come ammette lui stesso, è stata dedicata interamente alla montagna. Durante la sua carriera House ha sempre posto l’attenzione sull’etica delle proprie salite fatte di azioni straordinarie in stile leggero su montagne minori e poco «mediatiche». La fama è giunta dopo una naturale evoluzione che lo ha portato a cimentarsi sulla parete Rupal del Nanga Parbat conquistata attraverso una via nuova, unanimementeconsiderata l’impresa più straordinaria degli ultimi anni.
    Nell’epoca di Internet e delle spedizioni raccontate in tempo reale con il telefono satellitare, la tradizione resiste nell’alpinismo e nella sua letteratura; è sempre il buon vecchio libro a trasmettere meglio le difficoltà, i sacrifici, le emozioni e le tragedie di una grande ascensione.

  • Meridiani Montagne
    Note di un'epopea personale

  • alpinia.net
    Oltre la montagna

     
    Steve House è di sicuro, al momento attuale, uno dei più forti scalatori di alta quota che vanno in montagna, le sue ascensioni sono sempre molto innovative e irte di difficoltà, tralasciamo la frase con cui Messner lo ha presentato al Barnum dell'IMS: Attualmente il miglior alpinista d'alta quota del mondo, infatti meriti di House vanno ben oltre ai roboanti il più... veloce a salire, il più giovane a tentare Y, il più baffuto a ecc. ecc....

    Quest'opera appare nella collana Campo/Quattro, diretta in modo accorto da Alessandro Gogna e Alessandra Raggio, ci sembra che essa rappresenti una nuova identità per l'editrice Priuli & Verlucca, che tanto apprezziamo, infatti con questo libro essa si distacca dal suo specifico di editrice di libri di cultura alpina di nicchia, bellissima ma riservata a un'elite di quasi adepti e le stupende opere fotografiche, per entrare nella grande narrativa di montagna, un gesto che non può che avere tutta la nostra approvazione!

    Priuli, per primo in Italia, ci presenta House, questo americano che ha salito per primo la parete più alta del mondo, la Rupal del Nanga Parbat di 4500 metri di dislivello e dalle difficoltà estreme.

    Il libro è impressionante, House descrive salite che sembrano appartenere al disumano, bivacchi spietati e tremendi, fughe e ritorni come dall'aldilà, in un'opera che non lacerà delusi gli appassionati di questo genere di scalate.

    Non ci si può però esimere da qualche riflessione di tipo etico: dove sta andando l'alpinismo? A che livello si trova ora? Ha ancora qualche legame con la celeberrima frase di Mummery "Absolutely inaccessible by fair means", assolutamente insuperabile con mezzi onesti, oggi la barriera dell'impossibile sembra essere solo la morte dell'alpinista... siamo distanti anni luce dalle parole di Emilio Comici verso gli anni '40:...in montagna si deve andar per provar sensazioni belle e sane e cioè per vivere e non per morire. (Per crudele ironia della sorte, Comici cadde in un modo che ancora oggi appare incredibile quanto banale)

    Chi ama i grandi racconti di montagna, le vere epopee, non tralasci di leggere questo libro, lo troverà enormemente differente dalle opere di Desmaison, di Cassin, di Bonatti, di Frison-Roche, di Terray, per citarne solo alcuni, perchè differente è l'alpinismo oggi da allora, piaccia o non piaccia esso ora è co

  • L’Adige
    Steve House «oltre la montagna»

Estratti



Come si diventa uno dei migliori alpinisti d’alta quota al mondo? Bisogna trovare fondi per una spedizione, attraversare alcuni tra i più pericolosi paesi della terra, sopravvivere a bivacchi glaciali, alla bruciante agonia dei propri polmoni, alla torbidezza della propria mente, se ancora se ne disponga. Significa apprendere le dure lezioni che impartiscono le montagne.
Reinhold Messner definisce Steve House il migliore alpinista d’alta quota al mondo d’oggi, un onore che egli declina. «Sentirsi chiamare il “migliore” – dice Steve – mi mette profondamente a disagio. Quello a cui ambisco è di arrivare a dare il meglio di me stesso. L’alpinismo è troppo complesso per essere costretto entro i termini di una gara. È semplicemente qualcosa che non si presta ad alcun raffronto. Scalare riguarda il processo, non il raggiungimento. L’istante in cui la tua testa non è più concentrata sulla salita che si trova ad affrontare è il momento in cui si fallisce».
Steve House ha costruito il proprio nome lungo salite nelle Alpi, nelle catene montuose di Canada e Alaska, Karakorum e Himalaya, capaci di espandere gli orizzonti dello stile, della velocità e delle difficoltà. Nel 2005, in cordata con Vince Anderson, Steve ha aperto una nuova
via diretta lungo il versante Rupal del Nanga Parbat (8125 m) mai salito prima in stile alpino. Si è trattata della terza ascensione della parete, impresa insignita con il primo Piolet d’Or (Piccozza d’Oro) assegnato a una cordata nord­americana.
Affascinante e raffinato narratore, Steve House prosegue nel solco di Maurice Herzog e Lionel Terray. Oltre la montagna è una lettura avvincente destinata a divenire un classico nella letteratura di montagna.
Un’opera rivolta a temi che accomunano l’esistenza di tutti noi, alpinisti e non – fiducia e sodalizio, successo e insuccesso, obiettivi da raggiungere, mentori ed eroi – accanto alla narrazione dell’acuita esperienza dell’alpinista di fronte al rischio e alla perdita dei suoi amici. Oltre la montagna è una finestra su un uomo intento a dare il meglio di se stesso.
 
Indice
    Il messaggio di Steve House (di Reinhold Messner)
Prologo   
A ogni costo
La scuola di alpinismo sloveno
Nanga Parbat 1990
Nessun luogo dove riparare
Un punk in ramponi
Alex Lowe
La cripta
Accettazione
Seggiole vuote
Farmboy
Morte su terreno facile
Cordata       
Evoluzione: oltre le Americhe
Riempiendo il vuoto
Fiducia
Il K7 è il mio universo
Ritorno al Nanga Parbat
Successo sul Nanga Parbat
Di nuovo a casa
Epilogo
Cartine
Glossario
Ringraziamenti
 
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