
Caravaggio «super top»
Prefazione di Sandro Barbagallo
Caratteristiche tecniche dell’opera: / pagine 304 con taglio in oro sui 3 lati / grande formato cm 25x33,5 / rilegature in piena pelle bordeaux con trance in oro a caldo su piatti e dorsi / dorso tondo con 5 nervature.
Edizione «supertop», con bassorilievo in bronzo massiccio applicato in copertina, raffigurante il famoso ritratto eseguito nel 1621 da Ottavio Leoni, realizzato con il processo di « fusione in terra », espositore in plexiglas con snodo rotante, tiratura limitata con certificazione notarile a 300 esemplari.
ISBN 978-88-8068-969-0
P.A.R.
A quattrocentocinquant’anni (1571-2021) dalla controversa nascita a Milano di Michelangelo Merisi – egli stesso si dichiara, non n’è chiaro il motivo, nativo di Caravaggio – questo volume lo celebra con un’attenta selezione delle sue opere. Con la sua interpretazione della tecnica del chiaroscuro e dei sapienti giochi di luce – che di per sè non erano una novità – Caravaggio si spinge più avanti, anticipando l’uso della luce per gli odierni effetti speciali foto-cinematografici, diventando così scenografo della direzione della luce e del suo effetto. Nei suoi dipinti luce e buio si contrastano senza creare alcuna dissonanza, anzi interagendo reciprocamente, ambedue protagonisti del messaggio del pittore. Valga per tutti La vocazione di san Matteo (1600): quel raggio di luce, che non si sa da dove venga, lungo il suo percorso evidenzia alcuni aspetti-chiave della scena contrapponendosi dialetticamente all’oscurità del circostante sfondo anonimo. Luce e buio per Caravaggio non sono solo elementi fisici, ma hanno anche la valenza allegorico-simbolica sia di segnalare l’alternarsi di sacro e profano, sia di evidenziare negli autoritratti, disseminati nei diversi contesti dei suoi dipinti, la pluralità delle sfaccettature della propria chiaroscurale personalità. La sua luce – dopo la breve stagione dei caravaggeschi – si spegne per quattro secoli: quasi ignorato dagli storici dell’arte fino a metà del ventesimo secolo quando, quasi per caso, torna alla ribalta per merito di Roberto Longhi che lo consacra «primo pittore dell’età moderna»

















