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La Formica Rossa

La Formica Rossa

Brossura editoriale, formato cm 12x19,5, pp 204
ISBN 978-88-8068-216-5
 

Recensioni

  • Il Torinese
    La formica rossa

  • La Stampa - Pagina del Nord Ovest

    "LA FORMICA ROSSA" DI BENITO MAZZI
    Gianni Martini

    Colpisce il lessico, che sta tra il familiare e il popolare, con l’uso disinvolto del parlato dialettale che è comprensibile anche per quanti in Val Vigezzo, in Ossola, nel Verbano non ci sono mai stati.Benito Mazzi è scrittore affermato: 20 titoli; con opere tradotte anche negli Stati Uniti. Suoi sono "Nel sole zingaro. Storie di contrabbandieri" (Interlinea 1998), "Fam füm frecc", sugli spazzacamini (Priuli & Verlucca 2000) e "Vecchie storie di paese"(Priuli&Verlucca 2002), tutti segnalati, finalisti o premiati in importanti concorsi letterari. In questo suo ultimo libro "La formica rossa" è come se si fosse lasciato andare a far emergere quanto di più profondo e sincero ha nella memoria, nell’animo. Giustamente l’editore (Priuli & Verlucca, edizione tascabile, 200 pagine, 9,90 euro) sull’ultima di copertina sintetizza così il lavoro: "Autobiografia, romanzo di formazione, saggio demoantropologico, libro d’avventura e d’avventure, tanto altro: impossibile definire questo libro di Benito Mazzi. Livre de chevet di una generazione nata e cresciuta tra i monti, tra l’alpe e il piano, tra la guerra e gli anni del boom, tra laceranti conflitti identitari e culturali. Il lento svolgersi di una vita, di tante vite, adolescenza e virilità, personaggi escatologici e tipi popolani […]".Benito Mazzi, classe 1938, studi classici, giornalista, narratore, saggista, è direttore del settimanale "Eco dell’Ossola – Risveglio Ossolano". Cultore di etnografia e legatissimo alla Valle Vigezzo dov’è nato, ha ambientato la maggior parte delle sue pubblicazioni "fra quelle montagne, delle quali gli preme salvare storie, tradizioni, personaggi, dialetti e scenari".




Autobiografia, romanzo di formazione, saggio demoantropologico, libro d'avventura e d'avventure, tanto altro: impossibile definire questo libro di Benito Mazzi. Livre de chevet di una generazione nata e cresciuta tra i monti, tra l'alpe e il piano, tra la guerra e gli anni del boom, tra laceranti conflitti identitari e culturali. Il lento svolgersi di una vita, di tante vite, adolescenza e virilità, personaggi escatologici e tipi popolani: mistura implosiva-esplosiva di passioni e memorie, onirico e vissuto, lessico famigliare e collettivo: al servizio di un maturo e tonico estro letterario, incisivo, captante, danzante.
Con l'uso colto e contrappuntato, disinvolto e naturale del parlato dialettale: a soffondere profumi e assonanze non dimenticati, con il nostalgico motivetto della vecchia "barbonica": …e la formica rossa, la rampia sü pal mür…
 
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