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La verità obliqua di Severino Casara

La verità obliqua di Severino Casara

Cartonato con sovraccoperta plastificata a colori, formato 14x21,5 cm, 336 pagine di cui 48 di inserto fotografico a colori
ISBN 978-88-8068-433-6
 

Recensioni

  • Giovane montagna
    I segreti del campanile di Val Montanaia ne «La verità obliqua di Severino Casara»
  • Il Gazzettino
    La verità obliqua di Severino Casara
  • Giornale di Brescia
    Val Montanaia e Torre, i dubbi degli scrittori sulla verità degli alpinisti
  • La Stampa
    La via Casara avvolta nella nebbia
    La storia è quella di Severino Casara. Il 3 settembre 1925 dichiarò di aver superato da solo gli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia. E mentre battezzavano la salita Casara, lo processavano tanto da arrivare a depennare dagli annali l’impresa. «Con gli occhi dell’interpretazione storica e con un analisi puntuale si può illuminare ulteriormente quella che si rivela come “verità obliqua”».
  • Avvenire
    E la montagna finisce in tribunale
  • alpinia.net
    Chi mal capise pezo risponde

    Camp 4, Campo Quattro nell’italico idioma, è stato il mito dei free-climbers, il campeggio ai piedi del Capitan , nella Yosemite Valley, nel quale alloggiavano in tenda tutti gli appassionati di quella nuova specialità, una vera Woodstock dell’alpinismo! Con questo nome così denso di fascino e di ricordi nasce la nuova collana di Priuli & Verlucca, con il compito dichiarato di promuovere la lettura dei libri di montagna.
    Il primo titolo è questo La verità obliqua si Severino Casara, che riprende un altra questione irrisolta dell’alpinismo, dopo Bonatti e il K2 (risolto fortunatamente), Maestri e il Torre, Mallory e l’Everest, ecco la vexata questio su Severino Casara e sulla sua effettiva effettuazione del Campanile di Val Montanaia, nella parete nord sui cosiddetti strapiombi. Come abbiamo già più volte affermato, ci domandiamo quale significato ci possa esser a rinfangare un passato molto remoto, qui parliamo di una via messa in dubbio nella sua reale effettuazione, nel lontano 1925. Il Campanile di Val Montanaia è una di quelle poche montagne simbolo che si imprimono nella fantasia popolare, non altissimo, poco più di 2500 metri, ma difficile da salire da ogni lato.
    Severino Casara, ottimo alpinista e cineasta, affermò di avere percorso la via degli strapiombi nel lontanissimo 3 Settembre del 1925, la sua relazione suscitò scalpore e molti dubbi, fatto sta che il povero Casara fu praticamente accusato di menzogna e perciò crocifisso per tutta la sua vita, fino alla morte avvenuta nel 1978. La sua sembra una storia infinita, come quella del Torre, ma lascia molto perplessi il fatto che Casara sia stato sottoposto a un linciaggio morale durissimo per il dubbio su di un tratto che risulta poco più lungo di 10 metri e non più alto di tre, quindi un uomo è stato massacrato moralmente e spiritualmente per la bellezza di poco più di 30 metri quadrati di parete del Campanile... Gli autori però in modo corretto lasciano al lettore ogni eventuale giudizio, ammesso che sia in grado di darne uno o cosa maggiormente plausibile, ne senta la necessità reale di affermarne uno a più di 80 anni di distanza.
    Abbiamo insignito questo libro del titolo di Imperdibile del mese, non tanto per la vicenda Casara, che riteniamo sarebbe meglio abbandonare, dando così la pace della tomba a Severino, ma per l’ottima ricerca storica da parte dei due autori, che riconosciamo come ottimi storici della montagna, oltre che ottimi alpinisti. Più che le vicende del gruppetto dei chiodi, della fessura, di eventuali bugie o no, di questo libro ci è piaciuto tantissimo la descrizione dei personaggi che hanno ruotato intorno alla vicenda: è una specie di enciclopedia degli alpinisti dolomitici, che inoltre ci svela di loro pregi e difetti, anche molto segreti: Tissi, Andrich, Piaz, Gogna, Dalla Porta Xidias, Corona, sono alcuni di quelli che si potranno conoscere in questo libro.
    Il metodo descrittivo, rigorosamente storico, all’inizio non rende particolarmente affascinante quest’opera, ma poi, con il progredire della lettura, essa si fa molto interessante e finisce per accattivarsi il lettore e a bloccarlo sulla poltrona. Siamo stufi di processi sommari e virtuali, di dispute che durano quasi un secolo... andiamo in montagna (chi può) godiamo le meraviglie che essa ci propone e torniamo a valle un po’ migliori, pronti a non essere impazienti e ipercritici, ma disposti ad ascoltare ed amare chi ci sta intorno.

    La recensione su alpinia.net


  • Il Segnalibro
    Severino Casara dichiarò di aver effettuato da solo, il I settembre 1945, la prima ascensione degli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia. La vicenda, che tanto ha appassionato I’opinione pubblica alpinistica, ha comportato per il protagonista due “processi, e un’intera vita all’ombra del generale sospetto, se non della precisa condanna. Se si prendono in considerazione solo i fatti storici, non si può arrivAre a un verdetto definitivo, neppure nel 8009. Ma con gli occhi dell’interpretazione storica e con un’analisi awincente e puntuale (e non solo oggettiva) dei fatti si può illuminare ulteriormente quella che si rivela essere sempre di più una (verità obliqua”.
  • Rivista del CAI
    La nuova collana dedicata all'alpinismo
    Intervista a Alessandro Gogna

  • Il Sole 24 Ore
    Segreti e bugie d'alta quota
  • Trentino
    Ecco gli ultimi istanti di Sandor
  • Lo Scarpone
    L’eterno enigma degli strapiombi
    La nuova collana di Priuli & Verlucca si apre con “La verità obliqua”, volume dedicato alla scalata del Campanile di Val Montanaia che costò a Severino Casara sospetti non ancora del tutto chiariti

    Dalla fiction alle autobiografie passando per i saggi sulle problematiche della cultura alpina e i diari delle grandi spedizioni: la nascita della collana di montagna “Campo/Quattro” è un evento destinato a coinvolgere tutti gli appassionati di montagna, un exploit al quale il Club Alpino Italiano non può che guardare con la massima attenzione e partecipazione. La riprova? Un significativo segno di fiducia per l’ultima nata delle collane che hanno decretato il prestigio dell’editore canavese è lo spazio che il CAI gli riserva nel cartellone del Filmfestival di Trento dove la collana viene tenuta a battesimo il 2 maggio. Successivamente, il 17 maggio, nella straordinaria vetrina del Salone del libro di Torino, sarà il presidente generale Annibale Salsa a intervenire (vedere box in questa pagina) al battesimo ufficiale. Una presenza giustificata, oltre che dai buoni rapporti tra il CAI e Priuli & Verlucca, da uno dei prossimi titoli della collana dedicato, guarda caso, al meglio degli anni Sessanta nelle pagine della Rivista del CAI: un libro tuttora in gestazione che verrà messo in distribuzione nel mese di ottobre. Ne anticiperà i contenuti Alessandro Gogna in un’intervista sul prossimo numero della rivista bimestrale, in giugno. Nata e concepita nella “factory” dell’editore che da oltre un quarto di secolo miete successi con iniziative esemplari e coraggiose come i Quaderni di cultura alpina e il più recente Grande dizionario enciclopedico delle Alpi, la collana si propone al lettore con uno scopo fondamentale, quello di promuovere la lettura di libri di montagna. Lo fa in un momento in cui, nonostante le ristrettezze economiche di cui soffre la società in generale, l’editoria mostra segni di notevole vitalità come dimostra (vedere il servizio in questo numero del notiziario) l’iniziativa “Montagnalibri” a Trento. Non ci si stanca di ripetere che leggere assicura la continuità della memoria, ed è dialogo che supera tempo e spazio all’interno di una comunità di appassionati con radici profonde nella storia. Perché “Campo/Quattro”? Il titolo, come precisano i direttori della collana, lo stesso Gogna e Alessandra Raggio, si riferisce al leggendario campeggio della californiana Yosemite Valley dove gli scalatori si preparano psicologicamente alle grandi arrampicate del Capitan, magari proprio leggendo. La scommessa è quella di “emozionare” il lettore con una narrativa di qualità che sappia trasmettere forti sensazioni con la scrittura, oppure con una saggistica che s’imponga per metodo o creatività. “Con questa collana”, sottolineano i curatori, “non pensiamo di voler cambiare la tipologia del genere montagna, vogliamo però pubblicare storie che sappiano tenere incollati alla pagina quando solo ci siano gli ingredienti giusti”. Nato a Genova il 29 luglio 1946, Gogna vive e lavora a Milano. Storico dell’alpinismo, guida alpina e alpinista di fama internazionale, ha al suo attivo almeno duecentocinquanta prime ascensioni nelle Alpi e negli Appennini. Ed eccoci al primo volume in uscita il 6 maggio, non a caso dedicato a un episodio che ancora fa discutere la comunità alpinistica internazionale, la prima ascensione degli Strapiombi nord del Campanile di Val Montanaia (Dolomiti friulane) da parte di Severino Casara. Suggestivamente intitolato “La verità obliqua”, reca la firma, oltre che di Gogna, di Italo Zandonella Callegher, accademico del CAI e autore di libri e guide di straordinario interesse. Come gli appassionati sanno, il vicentino Casara dichiarò di aver effettuato da solo, il 3 settembre 1925, la prima ascensione degli Strapiombi nord. La vicenda, che tanto ha appassionato l’opinione pubblica alpinistica, ha comportato per il protagonista due “processi” e un’intera vita all’ombra del sospetto, se non della precisa condanna. Se si prendono in considerazione solo i fatti storici, non si può arrivare a un verdetto definitivo neppure nel 2009. Ma con gli occhi dell’interpretazione storica e con un’analisi avvincente e puntuale (e non solo oggettiva) dei fatti si può illuminare ulteriormente quella che appare sempre di più come una “verità obliqua”.


  • Il Corriere delle Alpi
    Il «giallo alpinistico» di Severino Casara
  • L'Adige
    La «verità obliqua» del Campanile
  • Messaggero Veneto
    Campanile di polemiche
    Campanile di polemiche
  • mountainblog.it
    Gli strapiombi nord

    Il 3 settembre 1925 Severino Casara dichiarò di aver effettuato da solo la prima salita degli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia. Sul momento non ci furono contestazioni, ma con il tempo queste vennero a galla con una intensità e con una “cattiveria” veramente eccezionali. Accadde particolarmente dopo la pubblicazione della famosa guida delle Dolomiti Orientali di Antonio Berti, uscita nel 1928. “L’arte di Annibale Caffi ha poi dato vita a queste rudi pagine” scrive Berti nella presentazione. Sarà proprio uno schizzo di questo ottimo e incolpevole disegnatore a dare il via alla “danza macabra” del venticello calunniatore. Lo si vede a pagina 716 del rarissimo volumetto. Un “volumetto” di 902 pagine stampate fitte fitte su una favolosa “carta riso”. La via era segnata in modo errato. Alcuni “grandi” di allora tentarono di ripetere il passaggio, ma non ci riuscirono. “Seguendo l’itinerario com’è sulla guida, non si passa”, sentenziarono. Come dire: “Se non sono passato io, non può essere passato neppure lui.” Lui sarebbe Severino Casara. Tanto più che il vicentino aveva dichiarato di essere passato senza scarpe, con i soli calzetti di lana che, come ben sa chi ha esperienza, non fanno presa, anzi… Fatto sta che nel 1930 viene fatto a Casara un primo “processo”. Non quelli da tribunale ben s’intende, ma di quelli, ancora peggiori, “del popolo”. Viene incaricato Antonio Berti, unanimemente riconosciuto al di sopra delle parti. In realtà è un grande amico di Casara, ma riuscirà a rimanere neutrale e a imbastire un dossier di 15 pagine dattiloscritte in cui riassume tutta la vicenda, analizzata e ricompressa in una sintesi finale. Accompagnano il dossier una sfilata di ben 171 fogli allegati che vengono spediti il 5 novembre 1930 all’on. Angelo Manaresi, gran gerarca e gran capo del Cai. Non finisce male per Casara; anzi, la testimonianza di Castiglioni e Gilberti che parlano di “via possibile” è confortante. In realtà è solo un attimo di pausa. E’ in corso la lotta fra lo Sport e l’ Ideale e alcuni vogliono dimostrare che Casara è un bugiardo proprio in virtù del fatto che l’Ideale, almeno nel caso degli Strapiombi, non è sufficiente a scalare un tratto di puro Sport. Soprattutto se si tratta di quello che loro considerano “lo sport fascista” per eccellenza, tutto muscoli e prestanza, duro e puro. A peggiorare le cose si sparge la voce che Casara “è” un omosessuale (cosa peraltro mai provata e assolutamente mai trovata nei 30 anni di mie ricerche). Per Casara inizia un calvario di mezze accuse, accuse intere, sorrisi e ghignate, battute perfide del tipo: “Guarda, c’è Sederino Casara”. Inizia così il suo ergastolo. Alpinisti di grosso calibro gli sono nemici; altri grandi tacciono; alcuni grandi medi piccoli lo difendono, come Dino Buzzati, ma perderà di immagine. E’ meglio stare zitti. Sua Eccellenza Manaresi non è soddisfatto. Ordina agli Accademici del Cai di sbrogliare la matassa. Allora si usava così. Non c’era un Presidente Generale come il nostro Annibale Salsa che chiede “per favore”; allora uno ordinava, gli altri eseguivano e basta! Gli Accademici parlano della faccenda il 20 settembre 1931 nella loro riunione di Bolzano. Ne scaturisce il famoso e triste “lodo di Bolzano”. Assoluzione per insufficienza di prove; in definitiva una condanna. Una barzelletta alla Ponzio Pilato. Per il vicentino il clima rimane sfavorevole e il 26 ottobre 1931 Casara si dimette dall’Accademico. E arriviamo al 1948. Altro “processo”. Il 29 agosto si tiene la “famosa prova” di salita, artefici Tissi, i fratelli Andrich, Soldà, cinque Scoiattoli di Cortina e altri ancora. Cassin, invitato, non si presenta. Ci provano. Non si passa per quell’itinerario. La risposta ufficiale arriva alla riunione dell’Accademico tenutasi a Verona il 12 dicembre 1948. “Si dichiara di non trovare alcun elemento nuovo e nessuna ragione di intervenire e resta valido il lodo di Bolzano…”. Altra lavatina di mani alla Pilato. Come si fa a dire “nulla di nuovo” dopo che Piero Mazzorana era riuscito a passare esattamente per la via Casara? E il mistero continua…e rimane! Nel 1978 Casara muore dopo aver subito 50 anni di pena. Un ergastolo… Per una decina di metri di roccia dolomitica. Un tratto obliquo come la sua verità. Ma Severino Casara ha scalato o no gli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia in quel 3 settembre 1925? Per capirne qualcosa bisognerà leggere il volume fresco di stampa “La verità obliqua di Severino Casara“ di Alessandro Gogna e Italo Zandonella Callegher.

    LA RECENSIONE SU mountainblog.it


  • La Provincia di Lecco
    Campanile di Val Montanaia: la «verità obliqua» di Casara
    Con una delle più controverse e dibattute vicende dell’alpinismo Priuli & Verlucca hanno dato vita alla nuova collana di montagna

    Severino Casara dichiarò di aver effettuato da solo, il 3 settembre 1925, la prima ascensione degli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia. La vicenda, che tanto ha appassionato l’opinione pubblica alpinistica, ha comportato per il protagonista due «processi» e un’intera vita all’ombra del generale sospetto, se non della precisa condanna. Se si prendono in considerazione solo i fatti storici, non si può arrivare a un verdetto definitivo, neppure nel 2009. Ma con gli occhi dell’interpretazione storica e con un’analisi avvincente e puntuale (e non solo oggettiva) dei fatti si può illuminare ulteriormente quella che si rivela essere sempre di più una «verità obliqua». Una espressione, quest’ultima, che dà il titolo al libro – La verità obliqua di Severino Casara – scritto da Alessandro Gogna e Italo Zandonella Callegher (Priuli & Verlucca editori, pagine 336, di cui 48 di inserto fotografico a colori, euro 17,50) con la quale la casa editrice Priuli & Verlucca ha inaugurato la nuova collana campo/quattro. Lo scopo fondamentale di questa nuova collana è quello di promuovere la lettura di libri di montagna. Lo indica il nome stesso – campo quattro – il bellissimo e riposante campeggio della californiana Yosemite Valley dove gli scalatori si preparano psicologicamente alle grandi arranpicare del Capitan, magari proprio leggendo. «Vogliamo pubblicare storie che sappiano raccontare alcune delle infinite declinazioni delle strade della montagna , dalla fiction all’autobiografia, dl resoconto di un’importante spedizione alla saggistica sulle varie problematiche» – La scommessa dei direttori della collana, Alessandro Gogna e Alessandra Raggio, è quella di emozionare il lettore con una narrativa di qualità che sappia trasmettere forti sensazioni con la scrittura, oppure con una saggistica che sìimponga per metodo o creatività – «Con questa collana non pensiamo di voler cambiare la tipologia del genere montagna, vogliamo però pubblicare storie che sappiano tenere incollati alla pagina quando solo ci siano gli ingredienti giusti». A questo La verità obliqua di Severino Casara seguiranno nel prossimo autunno Il movimento dell’arrampicata. Arrampicata sportiva e classica a tutte le età di Antonio Bernard e Il meglio degli anni sessanta. L’alpinismo della Rivista del CAI. Del contenuto del libro si è detto. Due parole ora sul protagonista. Severino Casara nasce a Vicenza il 26 aprile 1903, ai piedi di quelle Piccole Dolomiti non distanti dall’Altopiano di Asiago. Con la variante alla parete est del Baffelàn nel 1922, Casara apre una lunga serie di vie nuove: come molti alpinisti del tempo, arrampica in libera , servendosi di qualche chiodo solo per l’assicurazione. Circa 125 le sue vie nuove nelle Dolomiti, compiute con personalità tra le più eminenti legate al mondo dell’alpinismo: è soprattutto amico fraterno del grande Emilio Comici. Vie avventurose in luoghi selvaggi, poco frequentate, in condizioni geografico-ambientali estreme. Uno dei mostri sacri dell’alpinismo, quindi, in una delle più controverse e dibattute vicende storiche tuttora aperte. Il risultato è un libro avvincente e appassionante. Due parole sugli autori. Alessandro Gogna – ha curato con Laura Melesi e Daniele Redaelli il libro Riccardo Cassin. Cento volti di un grande alpinista – è nato a Genova il 29 luglio 19436. Vive e lavora a Milano. Storico dell’alpinismo, guida alpina e alpinista di fama internazionale, ha al suo attivo almeno duecentocinquanta prime ascensioni nelle Alpi e Appennini. Ha vinto il Premio Pelmo d’Oro per la carriera alpinistica nel 2007. Italo Zandonella Callagher è nato a Dosoledo di Comelico Superiore (Belluno) il 9 aprile 1938. Storico dell’alpinismo dolomitico, accademico e socio onorario del CAI, è stato direttore editorialwe della stampa sociale del CAI per quindici anni e per trenta direttore editoriale della rivista Le Dolomiti Bellunesi. Dal 2003 al 2008 è stato presidente del TrentoFilmFestival.


  • alpi365.it

    L’ alpinismo è un dono divino. Pare che Dio abbia creato le cime a simbolo delle sublimi aspirazioni dei nostri pensieri”. Severino Casara, classe 1903, avvocato vicentino, ma soprattutto valoroso alpinista riassume così la sua passione per la montagna. La sua vita e le sue imprese sono oggi raccontate in un libro scritto da altri due stimati alpinisti, Alessandro Gogna e Italo Zandonella Callegher. Il volume 335 pagine, euro 17,50 edito da Friuli& Verlucca dal titolo “ La verità obliqua” è molto di più di una biografia sul noto alpinista vicentino. E’ un vero e proprio libro sulle arrampicate più classiche delle Dolomiti tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso. Il libro tratta ampliamente una vicenda che fece scalpore tra gli alpinisti dell’epoca. Il 3 settembre 1925, Casana dichiarò di aver effettuato in solitaria la prima ascensione degli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia. La vicenda, che tanto ha appassionato l'opinione pubblica alpinistica, ha comportato per il protagonista due "processi" e un'intera vita all'ombra del generale sospetto, se non della precisa condanna. Se si prendono in considerazione solo i fatti storici, non si può arrivare a un verdetto definitivo, neppure oggi. Ma con gli occhi dell'interpretazione storica e con un'analisi avvincente e puntuale (e non solo oggettiva) dei fatti si può illuminare ulteriormente quella che si rivela essere sempre di più una "verità obliqua". Un volume da non perdere ricco di inedite fotografie che ritraggono Severino Casana con molti famosi alpinisti e sciatori, tra cui la bellissima Paula Wiesinger e Hans Steger

    La recensione su alpi365.it 


  • grupposism.it
    gruppo italiano scrittori di montagna

    I nostri due soci Gogna e Zandonella inaugurano questa nuova collana dell’editore di Ivrea dal mitico nome di Campoquattro, evocativo della Yosemite Valley, per tornare su uno degli argomenti alpinistici più dibattuti e mai risolti definitivamente: la scalata di Severino Casara agli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia. Dobbiamo tornare indietro di 84 anni: è il 1925 quando Severino Casara afferma di avere effettuato in solitaria l’impresa. Seguono due processi e un’intera vita di sospetti per Casara. Un dibattito mai sopito all’interno del quale scende in campo pure il Presidente del Gism Spiro Dalla Portta Xydias che nel 2002 pubblica Montanaia, 100 anni di storia e segreti del Campanile, definito il più bel libro su quest’argomento. Il libro aggiornatissimo fino alle cronache di ieri riferisce fatti, pareri, relazioni, testimonianze inedite andando a scavare in profondità al fine di far emergere la verità. Una verità che secondo gli autori emerge, finalmente, obliqua… ma decisamente afaascinante nel suo alone denso di misteri.

    leggi qui la recensiione sul sito gruppogism.it


  • Tuttolibri
    In montagna la verità è una scalata obliqua
    In un nebbioso pomeriggio di settembre, 1925, un giovane ventiduenne si trova sotto gli inviolati strapiombi nord del Campanile di Val Montanaia e decide di salire in solitaria; ciò che accade in seguito diventa uno dei più avvincenti e misteriosi casi della storia dell’alpinismo. La montagna è la torre calcarea per lungo tempo considerata uno dei principali problemi alpinistici, il ragazzo è Severino Casara, affermato scalatore vicentino, poi scrittore e regista cinematografico. Ma Casara è davvero riuscito a superare per primo, da solo e slegato, quella spaventosa e strapiombante parete? Questa domanda ha animato due «processi» promossi dal Club Alpino Italiano e agitato i pensieri di generazioni di alpinisti. Anche Alessandro Gogna e Italo Zandonella Callegher, gli autori de La verità obliqua di Severino Casara, non possono esimersi dal condurre un’approfondita e rigorosa indagine tra prove e testimonianze a favore e contro l’exploit sulCampanile; ma le loro domande non si fermano qui, l’analisi si allarga al perché di tanto accanimento intorno a una figura insolita nel panorama alpinistico come Casara (di cui molti sospettano l’omosessualità) e, soprattutto, sul senso di ricostruire una solida verità intorno a unascalata. In alpinismo, come in tutte le ricerche sul passato, lo storico deve assumere il ruolo di giudice? Gogna e Zandonella affermano l’esistenza di una «verità obliqua», complessa e forse mai dimostrabile con certezza, fatta di ipotesi che mantengono viva l’epopea di un’attività priva di veri criteri oggettivicomel’andar per i monti. Una scelta ben diversa da ReinholdMessner che in Grido di pietra evoca una granitica «verità della montagna»; ma alle vette interessa davvero sapere chi sia stato il primo a raggiungerne la cima? I SOPRAVVISSUTI Durante l’estate del 2008 la morte di Karl Unterkircher sul Nanga Parbat e la disgrazie sulle pendici del K2 in cui persero la vita 11 alpinisti, hanno destato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, come non succedeva da parecchio tempo.Ora le due tragedie himalayane vengono rivissute attraverso tre libri firmati da coloro che più da vicino hanno vissuto quelle dolorose vicende: la vedova di Unterkircher, i suoi compagni di scalata e Marco Confortola, supersite del sul K2. Silke Unterkircher è la compagna di vita di Karl, la madre dei suoi tre figli. Ha sempre accettato, spesso anche con dolore, le scelte di un uomo inesorabilmente votato alla montagna: Karl non avrebbe mai rinunciato a una spedizione himalayana per rimanere al fianco della famiglia. In L’ultimo abbraccio alla montagna, scritto in collaborazione con la giornalista Cristina Marrone, Silke traccia in parallelo le esperienze in montagna del suo uomo, ricostruite attraverso i suoi diari e le testimonianze degli amici alpinisti, e le emozioni e le paure da lei provate durante le lunghe attese a casa, lacerata tra la necessità di gestire la vita quotidiana della famiglia e l’inquietudine di immaginare Karl là, sulle montagne, che ogni volta potevano metterne a repentaglio la vita. Fino all’ ultima spedizione. Le vicende dell’incidente al Nanga Parbat sono raccontate dai due compagni di cordata di Unterkircher, Walter Nones e Simon Kehrer, che firmano a quattro mani È la montagna che chiama. Il libro ricostruisce sottoforma di diario l’organizzazione e le tappe dell’impresa alpinistica condotta dalle tre guide altoatesine. Dalla preparazione alla marcia di avvicinamento fino alle fasi salienti della scalata, il racconto procede inframmezzato da riflessioni sulla bellezza della natura, sulla malinconia di casa e sui ricordi delle spedizioni precedenti. Poi l’incidente in cui Unterkircher viene ingoiato in un crepaccio. A Nones e Kehrer non rimane che proseguire, orfani del loro capo spedizione, lungo una via mai salita prima, con l’angoscia di non riuscire a tornare. Intanto, in Italia, si segue in diretta, col fiato sospeso, il tentativo di soccorso portato ai due alpinisti. In Giorni di ghiaccio il noto himalaysta Marco Confortola racconta una delle più grandi tragedie dell’alpinismo moderno avvenuto nuovamente in Pakistan, ma questa volta sul K2, a meno di un mese di distanza dall’episodio sul Nanga. Undici alpinisti perdono la vita scendendo dalla cima, dopo che il crollo di un seracco ha spazzato via le corde fisse necessarie per la discesa. Confortola viene colto dalle tenebre prima di affrontare il passaggio chiave ed è costretto a bivaccare a oltre 8000mdi quota. All’ alba dopo una notte infernale, riuscirà a raggiungere le tende subendo però vari congelamenti che lo porteranno a perdere tutte le dita dei piedi. IL RICORDO La letteratura di montagna non è soltanto rievocazione di tragedie. Ci sono figure che hanno saputo trasmettere un’immagine allegra e scanzonata dell’alpinismo, fatta di lotta con l’alpe, ma anche di scalate acrobatiche su assolate pareti a bassa quota. Patrick Berhault, è stato uno dei massimi rappresentanti di questa scuola di pensiero, e d’azione, sviluppatasi a partire dagli Anni 80, nonostante anche lui abbia perso la vita in montagna, nel 2004. La biografia Berhault, scritta dai due amici Michel Bricola e Dominique Pottard, è il ritratto vivace dell’uomo e della sua passione contagiosa per il verticale, terreno su cui ha impresso una firma indelebile, con le sue evoluzioni fantasiose e visionarie
  • Torino Sette
    La verità obliqua di Severino Casara
  • Il Nuovo
    Un vicenda amara, quella di Severino Casara, l’alpinista vicentino compagno di scalate di Emilio Comici, amico e allievo spirituale di Antonio Berti (il colto medico veneto compilatore delle prime guide CAI-TCI delle Dolomiti e in un pri- Furio Scrimali, Alpi Carniche. Trenta spettacolari panoramiche, LINT Editoriale, Trieste 2009, pp. 139, ill. a colori, 30 euro L’autore, appassionato escursionista e fotografo, è già autore di diverse pubblicazioni dedicate ai percorsi della Grande Guerra. Quella che qui si presenta è invece la seconda opera che mostra vedute panoramiche delle nostre montagne - il primo fortunato volume, uscito nel 2001, era dedicato alle Alpi Giulie ed è stato rieditato per la seconda volta nel 2006 dalla stessa casa editrice. In trenta tappe, a partire dalla cresta di confine della Traversata carnica (Karnischer Höhenweg), sopra San Candido, fino all ’Osternig, sopra Passo mo tempo suo strenuo difensore), che nel 1925 dichiara di aver scalato in solitaria i difficili strapiombi nord del Campanile di Val Montanaia, meta dichiarata impossibile da coloro che lo avevano tentato in precedenza - e anche dopo. Da allora fino alla sua morte (avvenuta nel 1978) la sua vita fu segnata per sempre: la salita al Campanile venne messa in dubbio da un gruppo di alpinisti bellunesi e si arriv ò addirittura ad un processo, per cercare di stabilire (invano) quale fosse la verità. Nemmeno questo libro arriva ad un punto, ad una verità, anche se si analizza passo per passo tutta la vicenda attraverso la documentazione, le lettere, gli articoli dei giornali raccolti nel tempo da Casara, da Berti incaricato di fare da giudice e dagli stessi autori, entrambi alpinisti (Gogna peraltro nel 1986 va a ripetere la via di Casara in libera e passa). Al contrario di quanto possa sembrare a chi lo osserva dall’esterno il mondo dell’alpinismo ha spesso gettato ombre sulla condotta inappuntabile degli alpinisti e riservato spesso fortissimi veleni ai protagonisti di imprese straordinarie (la questione K2 è stata da poco «risolta » e poi ricordiamo le accuse a Reinhold Messner, incolpato della morte del fratello, oppure il dramma di Cesare Maestri sul Cerro Torre, in Patagonia, risvegliato quest’anno in occasione dell’anniversario della salita). Anche gli alpinisti, benché salgano molto in alto, sono pure sempre uomini come noi, nel bene e nel male, nella verità e nella menzogna e per ciò che si è fatto lontano dagli occhi di un testimone, tra le pareti o gli alti ghiacciai, rimane impossibile giudicare.

Estratti



Severino Casara dichiarò di aver effettuato da solo, il 3 settembre 1925, la prima ascensione degli Strapiombi Nord del Campanile di Val Montanaia.
La vicenda, che tanto ha appassionato l’opinione pubblica alpinistica, ha comportato per il protagonista due «processi» e un’intera vita all’ombra del generale sospetto, se non della precisa condanna.
Se si prendono in considerazione solo i fatti storici, non si può arrivare a un verdetto definitivo, neppure nel 2009. Ma con gli occhi dell’interpretazione storica e con un’analisi avvincente e puntuale (e non solo oggettiva) dei fatti si può illuminare ulteriormente quella che si rivela essere sempre di più una «verità obliqua».

SOMMARIO
Il doppio momento
Primi sul Campanile
L’avventura di Casara
L’inchiesta Manaresi, 1930
Alla prova dei fatti
Intermezzo
L’appello del 1948
Le immagini
La giustizia del Campanile
Il verdetto
Appendice
Bibliografia
 
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